Vaghe ombre slavate – quel che resta di un disegno a matita dopo averlo cancellato. Sono le tracce di progressive nella musica di Fabio Zuffanti, ex Finisterre: mellotron lontano, echi canterburiani rarefatti, che irradiano con un po' di calore il suono letargico di "Ghiaccio". Port-Royal, Hood, Talk Talk sono i primi nomi accostabili ai quadri elettronici che compongono l'album, ma la distanza della voce, delle melodie e dei testi riportano a una via tutta italiana, quella del binomio Battisti/Panella e del Battiato più altero. Alcuni pezzi risultano più supponenti che raffinati, nel tentativo di sposare malinconia e obliquità; dove però prevale la vena meno ampollosa, c'è spazio per quadretti arguti e stralunati ("Il costruttore di elefanti" su tutti).
13/09/2010
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