Canzoni nelle serie tv

06-09-2026

Ultimamente abbiamo osservato il mondo intero fare il countdown verso l’ultimo episodio di “Stranger Things”. Una serie divenuta storica ancor prima di terminare, forse più influente che bella. Che ha, per dirla con Simon Reynolds, innescato la retromania dilagante nell’universo dell’audiovisivo.
Tra le varie armi utilizzate dal serial dei fratelli Duffer per catapultarci in un mood ispirato ai coming of age di fantasia degli anni Ottanta c’è sicuramente l’utilizzo di una colonna sonora non originale ficcante, dove le canzoni scelte per innescare il pathos dei momenti clou diventano protagoniste al pari dei personaggi, al punto di vivere una seconda vita anche al di fuori dello schermo – diventando virali su TikTok, arrivando in cima alle top globali delle varie piattaforme streaming o facendo addirittura capolino nelle classifiche di vendita di alcuni paesi.
Da “Stranger Things” in poi, questo utilizzo di brani storici o di culto è addirittura aumentato nel mondo delle serie tv. La cosa in realtà non fa che ricordarci quanto il mondo delle serie sia indissolubilmente legato a quello della musica pop, ben più che il cinema. E non da una decina d’anni, ma almeno da mezzo secolo.
Questa nuova rubrica di OndaRock nasce come un viaggio, anche piuttosto disorganizzato, nella storia delle canzoni più legate al mondo delle serie Tv. Ne proporremo cinque in ciascun volume, corredate da una playlist a tema
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Episodio 4

No Surprises – The Bear 1*8

Con un finale struggente ma pacificante e risolutorio, quest’anno ci ha salutati una delle serie più importanti e cariche di significato degli ultimi anni. Seppur a tratti imperfetta e ripetitiva, “The Bear” ha saputo toccare con profondità inusitata un caleidoscopio di temi che vanno dalla depressione alla ristorazione, dai fragili equilibri famigliari alla gentrificazione. Almeno fino all’ultima stagione, programmaticamente priva di canzoni, la serie di Christopher Storer ha fatto dell’uso di brani indie, rock e cantautorali un vero e proprio tratto distintivo. Tra conversazioni per decidere quale sia il migliore disco dei Replacements, corse disperate in auto sulle note della prima Taylor Swift e Wilco e Pearl Jam che commentano le immagini cittadine di Chicago, tanta grande musica ha impreziosito le vicende di questa sgangherata brigata di cucina.
Il momento più emozionante di “The Bear” rimane però il finale della prima stagione, quando i protagonisti scoprono “quella cosa” nelle latte di pomodori pelati della cucina. Carica di speranza e sorpresa, la scena è supportata dall’arpeggio magico di “Let Down” dei Radiohead, alla quale la serie ha donato letteralmente una seconda vita.

Gave It A Name – Show Me A Hero 1*01

Ci vogliono sei minuti di elicottero, “al massimo sette”, per arrivare da Manhattan al sobborgo di Yonkers. Lo skyline della Grande Mela sembra lì, a portata di mano, e al tempo stesso più lontano che mai. Il maestro David Simon (c’è bisogno di citare “The Wire”?) ha dedicato nel 2015 la miniserie “Show Me A Hero” alla storia di Nick Wasicsko, il giovane sindaco che ha guidato Yonkers alla fine degli anni Ottanta. È una storia di edilizia popolare e di segregazione, una storia di convivenza e di piani regolatori. È una storia di umanità dolorosa e sofferta, che trova nella musica di Bruce Springsteen la sua voce più autentica.
Tra tutte le canzoni di Springsteen che costellano la colonna sonora, quella che accompagna la sequenza iniziale è una delle meno conosciute: si intitola “Gave It A Name” e risale pressappoco all’epoca di “Human Touch”. Il master della registrazione originale non è mai saltato fuori, e così Springsteen l’ha rifatta nel 1998 insieme a Roy Bittan, per includerla nella raccolta di inediti “Tracks”.
Gli accordi della chitarra, semplici e disarmati, accompagnano una carrellata di altalene vuote, biciclette abbandonate, campi da basket in mezzo al cemento dei palazzi. “Poison snake bites you, you’re poison too”, canta Springsteen (citando una frase de “Il cuore nero di Paris Trout” di Pete Dexter). Il veleno del mondo, alla lunga, può intossicarci il cuore. Oppure possiamo essere come Nick Wasicsko: sconfitti, magari, ma mai avvelenati dalla disumanità.

Clevor Trevor – Half Man 1*1

Per ovvie ragioni dovute a una rappresentazione estremamente esplicita di perversioni sessuali e violenza, “Half Man” di Richard Gadd non ha ricevuto le attenzioni del pubblico che una delle migliori serie dell’anno avrebbe meritato – al contrario della sua prima creazione, la meno valida e decisamente ruffiana “Baby Reindeer”.
Soprattutto in una seconda puntata dall’alto tasso new wave, “Half Man” è ricca di classici rock alternativi del trentennio che attraversa. In questo caso però, scegliere il miglior connubio tra immagini e musica della miniserie è abbastanza semplice.
Siamo nella prima puntata quando Niall osserva il suo fratellastro Ruben ballare nella cameretta, spogliandosi così per la prima volta della corazza di adolescente violento e dominante. Lo fa sulle note di “Clevor Trever” di Ian Dury, che poi continua ad accompagnare le immagini quando il timido Niall fa ritorno a scuola protetto dalla compagnia di Ruben e quindi finalmente rispettato, finanche spaventoso agli occhi dei compagni bulli.
Non si tratta solo della classica scelta musicale per fare atmosfera, con la sua storpiatura delle parole Clever Trevor, il brano del genio pub-rock londinese costruisce un personaggio complesso e indecifrabile agli occhi dei più che ben veste la stratificazione del giovane Ruben.

Happy Together – The Umbrella Academy 1*5

Che i My Chemical Romance non fossero la solita band emo-pop e il loro frontman Gerard Way non fosse semplicemente un poser con la frangetta, i fan lo avevano colto fin dagli esordi. Con il successo nel 2006 di “The Black Parade”, è diventato palese a chiunque un po’ seguisse la musica rock. Ma è con “The Umbrella Academy” che la poliedricità dell’artista si è mostrata in tutta la sua brillantezza: prima con una serie a fumetti, pubblicata da Dark Horse (“Hellboy”, “Sin City”, “300”) e poi con l’adattamento televisivo realizzato da Netflix.
Più lineare ed epica dell’originale formato comic, la serie tv svetta non soltanto per il carattere sgargiante dei personaggi e delle vicende messe in scena intrighi spazio-temporali con al centro i giovani supereroi di una famiglia ben oltre il disfunzionale ma anche per l’accostamento sfrontato di classici pop ai momenti narrativamente più densi. Con plateale piglio tarantiniano, capita quindi di incontrare sparatorie a tempo di “Don’t Stop Me Now“, morti e resurrezioni col sottofondo di “Friday I’m In Love“, apocalissi nucleari accompagnate da “My Way” di Sinatra.
Anche Gerard Way medesimo si infila nel gioco, con una cover fedelissima di “Happy Together” dei Turtles piazzata su un passaggio chiave della prima stagione, dove il consueto, esondante intreccio di camioncini del gelato, inseguimenti, esplosioni, tempo cristallizzato e romance raggiunge un punto di non ritorno. La canzone presenta un gancio naturale nella transizione fra strofa e ritornello, quando il pensieroso modo minore cede il passo a un tripudio sunshine pop in maggiore: impossibile farsi sfuggire l’occasione per sfruttarlo proprio in corrispondenza delle accelerazioni di trama.

Bad Boys Get Spanked – The Shards 1*1

In una serie tratta dall’ultimo romanzo di Bret Easton Ellis, adattata per il piccolo schermo da lui stesso in compagnia di Ryan Murphy, una tempesta postmoderna di citazioni musicali era inevitabile. E così in solo due puntate abbiamo già ascoltato The Cars, Duran Duran, Stranglers, Joan Jett, Human League, Al Stewart e tanti altri, messi lì ad accompagnare un altrettanto inevitabile parata di culi, tette, addominali maschili, strisce di cocaina, coiti e corpi penetrati da un serial killer con inserti animali. Il momento musicale più pregevole, quello in cui le immagini sfolgoranti della serie dai forti connotati vintage davvero danzano con la musica, è uno: l’inseguimento in macchina per le strade losangeline tra il giovane Brett e il nuovo arrivato in città Robert sulle note adrenaliniche e sessuali di “Bad Boys Get Spanked” dei Pretenders.