Tra tutte le band emerse nella New York degli anni 70, i Blondie sono quella che, forse più di qualunque altra, ha saputo raccontare – e accompagnare – la cultura underground della Grande Mela. Dagli esordi in piena stagione glam, quando il gruppo, allora composto da altre due cantanti oltre a Debbie Harry, si chiamava ancora Stilettoes, agli anni ruggenti del CBGB’s, coincisi con l’esplosione del punk; dalla definizione stessa di new wave (i Blondie furono tra i primissimi gruppi americani a essere associati al nuovo genere) alle contaminazioni con le più svariate declinazioni della black music: funk, disco, reggae.
Ma tra i tanti brani di un repertorio così variegato, ce n’è uno che più di ogni altro testimonia quanto i Blondie abbiano significato per la città di New York. Quel brano si chiama “Rapture”.
Dalla Bowery al Bronx: Debbie & Chris alla scoperta dell’hip-hop

Facciamo un salto indietro. Siamo nella seconda metà del 1978: i Blondie hanno appena pubblicato “Parallel Lines” e sono sul punto di esplodere. Giunti al loro terzo album, hanno ormai ampliato considerevolmente i propri orizzonti musicali, anche grazie alla collaborazione con un produttore affermato come Mike Chapman e con musicisti del calibro di Robert Fripp, senza dimenticare il tour di supporto a Iggy Pop e David Bowie. La fascinazione per i girl group e per il wall of sound delle origini ha lasciato spazio a una formula più articolata e consapevole, capace di alternare aggressività e raffinatezza. Una band che, più che guardare al passato, è ora proiettata verso il futuro, incuriosita dalle nuove sonorità elettroniche che daranno una veste inedita a “Heart Of Glass”, un loro vecchio brano destinato, di lì a poco, a fare sfracelli in tutto il mondo.
In particolare i due leader, Debbie Harry e Chris Stein, sono sempre alla ricerca di nuova musica da divorare. Riscoprono gemme dimenticate del passato (come dimostrerà la cover reggae di “The Tide Is High” dei giamaicani Paragons, che porteranno al successo) e, al contempo, tengono le antenne dritte per captare i fermenti delle nuove scene musicali. Si rivela fondamentale, in tal senso, l’incontro con Fab Five Freddy, pioniere dell’arte dei graffiti e personaggio ricco di conoscenze e contatti all’interno di quella scena hip hop che sta iniziando a emergere nel Lower East Side.
Debbie e Chris sono di fatto tra i primi bianchi a essere ammessi agli eventi rap che si tengono nel Bronx e ad Harlem. Hanno così modo di conoscere da vicino una cultura fatta di MC che improvvisano rime, DJ che si cimentano nello scratching dei vinili e giovani che si sfidano in battle freestyle. Un universo per loro completamente nuovo, ma che trovano immediatamente eccitante e, tutto sommato, animato dalla stessa etica del Do It Yourself che caratterizzava i locali da cui provengono. “Il rap è il nuovo punk”, pensano.
La genesi di “Rapture”

Passano alcuni mesi, i Blondie registrano un nuovo album, “Eat To The Beat”, e verso la fine del 1979 l’idea di comporre un brano che celebri quel mondo sotterraneo con cui sono entrati in contatto comincia a prendere forma. Da tempo la band newyorkese coltiva il desiderio di incidere un pezzo nello stile degli Chic, ma che possa in qualche modo spingersi oltre quel modello e rappresentarne un’evoluzione. A Debbie viene così l’idea di inserire alcune strambe strofe rap, dedicate al loro amico Fab Five Freddy e a un altro protagonista assoluto di quella scena, Grandmaster Flash (“Flash is fast, Flash is cool”).
Inizialmente sembra poco più di un gioco. Lo stesso Fab Five Freddy, dopo aver ascoltato quelle rime, si fa una risata e non dà troppo peso alla cosa. Una prima versione embrionale del brano, nota come “Yuletide Throwdown“, finirà per essere distribuita nel 1981 su un flexi-disc natalizio allegato alla rivista britannica Flexipop. Ma “Rapture”, titolo scelto da Debbie Harry con un evidente richiamo al rap, comincia progressivamente a prendere forma. La svolta arriva quando i Blondie, in studio, decidono di registrare una versione più veloce rispetto a quella iniziale, arricchendola con ulteriori interventi strumentali. Particolarmente felice si rivela l’intuizione del tastierista Jimmy Destri di inserire delle campane tubolari, che conferiscono al brano una sfumatura esoterica, destinata a riaffiorare anche in diverse altre canzoni di “Autoamerican”, il nuovo album a cui il gruppo sta lavorando.

A ben vedere, “Rapture” può essere considerata come una sorta di riflesso oscuro e notturno di “Heart Of Glass”. Dai lustrini dorati della disco music i Blondie si spostano verso un’atmosfera più misteriosa, quasi urban gothic. Se il loro primo grande successo mondiale fluttua in una malinconia pop e sognante, legata al ricordo di un amore perduto, la nuova hit si addentra in territori decisamente più cupi. Il ritmo non è più quello di una spensierata cassa in quattro da club, ma un groove funk dominato da un basso profondo, lento e avvolgente. Clem Burke suona la batteria con una precisione robotica, anticipando i loop ritmici che i DJ hip-hop del Bronx stavano iniziando a creare con i vinili. La voce di Debbie Harry acquista a sua volta una dimensione ancora più ipnotica, mentre la ripetitività della struttura finisce per generare un effetto trance.
Una sensazione ulteriormente amplificata dal testo, che racconta le gesta di un fantomatico uomo dello spazio, il “Man from Mars”, disceso sulla Terra con l’intenzione di divorare automobili, persone e financo chitarre. Un immaginario delirante e surreale, attraverso il quale Chris Stein torna a rendere omaggio ai suoi adorati B-movie horror/sci-fi. Debbie contribuisce invece con versi che ricreano l’atmosfera di una pista da ballo del Bronx, dove le persone si muovono a stretto contatto e in stato quasi comatoso, ipnotizzate dal ritmo.
Eccoci dunque alla leggendaria sezione rap, sussurrata con tono distaccato e glaciale dalla platinata cantante. Una sequenza straniante, dal sapore metropolitano, che rende innanzitutto omaggio ad alcune figure chiave della nascente scena hip-hop, come Fab Five Freddy e Grandmaster Flash. Quest’ultimo ricambierà il favore scratchando proprio “Rapture” nel suo singolo “The Adventures Of Grandmaster Flash On The Wheels Of Steel”. Debbie Harry mette inoltre idealmente sullo stesso piano la carica sovversiva del punk (“Said, don’t stop to punk rock”) e quella dell’hip hop (“And you hip hop, and you don’t stop”), riconoscendo alle due sottoculture urbane una comune attitudine anticonformista.
A interrompere la sua ipnotica cantilena arriva all’improvviso il liberatorio assolo rock di Frank Infante, ancora più trascinante nella versione lunga inclusa in “Autoamerican”. Segue una coda strumentale dal sapore jazz, impreziosita dal sax di Tom Scott, all’epoca membro dei Blues Brothers e già apprezzato anche per il suo contributo al tema della colonna sonora di “Taxi Driver“.
Come Elvis, 25 anni dopo

Pubblicato il 12 gennaio 1981 come secondo estratto di “Autoamerican”, l’album più eclettico dei Blondie, nel quale ogni brano esplora un genere musicale differente, “Rapture” è il terzo singolo consecutivo del gruppo – dopo “Call Me” e “The Tide Is High” – a raggiungere la vetta delle classifiche statunitensi, il quarto considerando anche “Heart Of Glass”. Ha soprattutto l’indiscutibile merito di portare l’hip hop all’attenzione del grande pubblico. Curiosamente, anche in questo caso, come era già accaduto con Elvis Presley ai tempi del rock’n’roll, è un artista bianco a contribuire in maniera decisiva alla diffusione di un linguaggio musicale nato all’interno della comunità afroamericana. Una dinamica che si ripeterà qualche anno più tardi con i Beastie Boys, il cui “Licensed To Ill” sarà il primo album rap a raggiungere il numero uno della classifica USA. Nessuna appropriazione culturale, però: come abbiamo visto, l’interesse dei Blondie per la cultura hip hop era spontaneo e genuino.
“Rapture” colleziona anche una serie di primati: è il primo brano rap a conquistare il primo posto della Billboard Hot 100, il primo a superare il milione di copie vendute, il primo a portare in classifica una composizione rap originale (anziché costruita su una base musicale preesistente), e il primo videoclip hip hop a essere trasmesso da MTV.
Una New York misteriosa e notturna da videoclip

Già, la televisione. Fin dagli esordi, i Blondie avevano dimostrato una particolare predisposizione per il linguaggio audiovisivo, sfruttando inevitabilmente anche il fascino hollywoodiano della propria cantante. Giravano video già da diversi anni, ben prima della nascita di MTV, e furono a tutti gli effetti dei precursori dell’era musicale televisiva. Per “Eat To The Beat”, addirittura, si spinsero a concepire un intero video-album, realizzando un filmato per ciascuna canzone. Appare dunque giusto e naturale che, nella sua prima storica giornata di programmazione, Mtv abbia scelto “Rapture” tra i video della propria rotazione, incastonato tra i REO Speedwagon e gli Who.
Per girare il videoclip, i Blondie si recano nell’East Village, con l’obiettivo di trascinare lo spettatore in una New York enigmatica e notturna, popolata da personaggi bizzarri e visioni allucinate. Giocano con l’immaginario voodoo: l’uomo venuto da Marte è infatti una sorta di Baron Samedi, interpretato dal ballerino William Barnes, con tanto di cilindro e smoking bianco. Nella prima parte Debbie danza insieme ai suoi compagni (che, a dirla tutta, non sembrano esattamente a loro agio in quel contesto), prima di intraprendere un viaggio dalle tinte oniriche e inquietanti, muovendosi con disinvoltura tra una galleria di figure stravaganti: un tizio vestito da Zio Sam, un nativo americano, una bambina che esegue passi di danza classica, una capra… Compaiono anche due writer impegnati a realizzare graffiti, ovvero Lee Quiñones e Fab Five Freddy, e un DJ dall’aria timida e impacciata: un ruolo inizialmente pensato per Grandmaster Flash, ma che finisce per essere interpretato da un giovanissimo Jean-Michel Basquiat. In meno di cinque minuti, i Blondie riescono così a immortalare un immaginario di strada newyorkese che affonda le radici in “West Side Story” e arriva fino ai raduni rap del Bronx.
L’eredità di “Rapture”
Debbie Harry e Chris Stein hanno raccontato più volte di essere stati avvicinati negli anni successivi dai membri del Wu-Tang Clan e dei Mobb Deep, i quali hanno rivelato loro che “Rapture” era stato il primo contatto radiofonico con il genere quando erano bambini. Altri artisti come Chuck D dei Public Enemy, Coolio e Snoop Dogg hanno sottolineato l’importanza storica di “Rapture” nell’aprire la strada al rap nel mainstream.

A certificare il ruolo cruciale svolto da “Rapture” per l’affermazione del nuovo genere ci ha pensato anche il compianto fumettista Ed Piskor con la sua opera di maggior successo, “Hip Hop Family Tree”, serie a fumetti che ripercorre in maniera dettagliata la storia dell’old school hip hop. I Blondie vengono infatti rappresentati come protagonisti di primo piano di quell’ascesa. Debbie Harry e Chris Stein compaiono per la prima volta in una vignetta in cui presentano Joe Strummer e Mick Jones dei Clash, che proprio in quel periodo stavano a loro volta entrando in contatto con questa nuova cultura, al loro amico Fab Five Freddy. Ci viene poi mostrato come sia stato proprio il pioniere della graffiti art a introdurre Debbie e Chris nella scena hip hop del Bronx, accompagnandoli a una serie di spettacoli. “Freddy, questo movimento artistico è così vitale”, afferma la cantante dei Blondie, “…non è diverso dal punk”, ribadisce il chitarrista. Una sera, mentre tornano insieme in taxi, Fab Five Freddy – buttandola sul ridere – invita scherzosamente i suoi amici bianchi a scrivere una canzone su di lui, così da trasformarlo in una star. Debbie Harry e Chris Stein, però, evidentemente lo prendono sul serio e, qualche tempo dopo, gli fanno ascoltare quei versi che lo celebrano e danno il via all’immortale strofa rap: “Fab Five Freddy told me everybody’s fly/ DJ spinnin’ I said, “My my”/ Flash is fast, Flash is cool/ François c’est pas, Flash ain’t no dude”. Lì per lì Freddy la prende come una burla, ma, mentre si trova in gita a Milano insieme a Chris Frantz e Tina Weymouth dei Talking Heads, alla radio sente partire proprio quella canzone dedicata a lui: “Rapture” ha appena iniziato la sua scalata verso le classifiche!

Nel frattempo, su precisa richiesta di Debbie Harry, i Funky Four Plus One sono i primi rapper a esibirsi in diretta nazionale, durante la puntata del 14 febbraio 1981 del Saturday Night Live. L’ampio spazio riservato ai Blondie e alla genesi di “Rapture” in “Hip Hop Family Tree” rende perciò loro merito per aver contribuito a presentare la musica rap alle masse.
Riprendendo le parole pronunciate da Debbie Harry in un servizio della primavera del 1981 trasmesso dal popolare programma televisivo 20/20: “La musica rap è così: rimuove gli intermediari, perché potrebbe essere chiunque a farla. È come una comunicazione diretta, ed è quello che la musica è!”. I Blondie hanno avuto il merito di intuirlo prima di altri e, grazie alla loro curiosità, di riuscire a incorporare questa nuova forma espressiva nel proprio stile, dando vita a un risultato finale tanto bizzarro quanto epocale. Un geniale omaggio chiamato “Rapture”.
Toe to toe, dancing very close
Barely breathing, almost comatose
Wall to wall, people hypnotized
And they’re stepping lightly
Hang each night in rapture
Back-to-back, sacroiliac
Spineless movement and a wild attack
Face to face, sightless solitude
And it’s finger popping
24-hour shopping in rapture
Fab 5 Freddy told me everybody’s fly
DJ spinnin’, I said, “My, my”
Flash is fast, Flash is cool
François c’est pas, flashé no deux
And you don’t stop, sure shot
Go out to the parking lot
And you get in your car and drive real far
And you drive all night, and then you see a light
And it comes right down, and it lands on the ground
And out comes a man from Mars
And you try to run, but he’s got a gun
And he shoots you dead, and he eats your head
And then you’re in the man from Mars
You go out at night, eatin’ cars
You eat Cadillacs, Lincolns, too
Mercurys and Subaru
And you don’t stop, you keep on eatin’ cars
Then, when there’s no more cars, you go out at night
And eat up bars where the people meet
Face to face, dance cheek to cheek
One to one, man to man
Dance toe to toe, don’t move too slow
‘Cause the man from Mars is through with cars
He’s eatin’ bars, yeah, wall to wall
Door to door, hall to hall
He’s gonna eat ‘em all
Rapture, be pure
Take a tour through the sewer
Don’t strain your brain, paint a train
You’ll be singin’ in the rain
Said, don’t stop to punk rock
Man to man, body muscular
Seismic decibel, bite the jugular
Wall to wall, tea time technology
And a digital ladder
No sign of bad luck in rapture
Well, now you see what you wanna be
Just have your party on TV
‘Cause the man from Mars
Won’t eat up bars where the TV’s on
Now he’s gone back up to space
Where he won’t have a hassle with the human race
And you hip-hop, and you don’t stop
Just blast off, sure shot
‘Cause the man from Mars stopped eatin’ cars
And eatin’ bars, and now he only eats guitars, get up!
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02/11/2026