Una partitura a due protagonisti: un organico di alto profilo, e una scrittura emotiva che muta di continuo (ma non perde mai direzione)
Il secondo Lp della band, “Hagen”, ha già dal cast tutte le carte in regola per farsi notare anche fuori dal Messico, dove il duo risiede. Fratti mette in campo violoncello e voce, Tosta (alias I. la Católica) chitarra, basso e tastiere; alla batteria c’è Eli Keszler, già al fianco di David Grubbs, Laurel Halo, Jandek, Daniel Lopatin e persino Skrillex. Il mastering è firmato dal compositore modern classical Rafael Anton Irisarri, la registrazione è curata da Nate Salon (Jónsi, MGMT, Bladee, The Weeknd, Oklou e ancora Oneohtrix Point Never). Last but not least, ai synth compare proprio Lopatin, con inserti avvolgenti e discreti che si integrano nel tessuto sonoro senza reclamarne il centro.
I brani di “Hagen” colpiscono per tenuta e presa emotiva, muovendosi in un clima anfibio fatto di svolte improvvise e continui cambi di pelle. Trasformazioni su cui la voce di Fratti emerge come riferimento, esposta e vulnerabile, senza mai cercare lo strappo. “Escarbo dimensiones” si apre su un’atmosfera sognante, con un ritmo rarefatto e un basso acrobatico che, senza preavviso, cambia d’un tratto andatura e trascina il pezzo verso un’andatura incalzante. “Te tragaste el chicle” resta invece sospesa: dolce ed epica, timida e penetrante al tempo stesso, ha graffi di chitarra che chiamano in causa Robert Fripp più per tensione che per citazione, e una batteria che esplode in raffiche isolate di gated drum – evidenziando un legame altrimenti nascosto con Phil Collins e la magia ottantiana di “Hounds Of Love”.
Percorsi fra tensione e forma, che anche nei passaggi più ruvidi lasciano un senso di coraggiosa fragilità
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27/12/2025