L’ultimo progetto dei Saxophones è un disco che denuncia il declino e l’indolenza della società contemporanea con una musicalità esteticamente confortevole, ma brani come “Winter Moon” esibiscono un’etica che ha in Leonard Cohen e i Tindersticks (ma anche negli Spain) i suoi numi tutelari, legami che i due coniugi Alexi e Alison onorano con una scrittura sobria ed elegante, percepibile sia nelle canzoni musicalmente più avventurose (“I Fought The War”), che in quelle più delicate e sentimentali (“Cypress Hill”).
Ad anticipare l’uscita di “No Time For Poetry” è stato il singolo “Too Big For California”, che il duo ha scritto dopo il devastante incendio che ha messo in ginocchio la regione. Disperazione e impotenza sono i due fronti emotivi che la canzone cattura egregiamente con una melodia alquanto semplice, con suoni di tastiere quasi grezzi e un’autenticità espressiva che in parte mancava nei precedenti tre album di Saxophones.
Che “No Time For Poetry” suoni come un potenziale album da sottofondo è in parte vero, ma la forza di queste canzoni è racchiusa nella consapevolezza degli inquietanti tempi correnti. Brani come “Peace With Power” e “Wayward Men” esprimono questi timori alterando i toni confortevoli del mix di folk-pop, smooth-jazz, lounge-noir della band americana.
Alexi Erenkov ha dichiarato di sentirsi inerme di fronte al mutamento socio-culturale attuale, dove il ritmo sempre più veloce della quotidianità, l’incomunicabilità e la perdita di valori sembrano essere ormai endemici, e ribellarsi è complesso se non proprio difficile. Riflessioni che l’album dei Saxophones mette in musica e parole con onestà intellettuale e con una formula smooth-jazz piacevole ma ugualmente inquietante.
26/01/2026