In uno scenario ricco di buone intenzioni, di profili artistici ingannevoli, di album miliari, di eventi epocali, ma anche dell’ennesima versione remix dell’album multiplatinato, con in aggiunta un brano inedito di 12 secondi e un vinile colorato con soluzioni liquide simili a giostre di un parco giochi gestito da novello Mangiafuoco, qual è l’unico elemento che può aiutare l’ascoltatore nel discernere la musica (non necessariamente buona) dal puro prodotto commerciale?
L’ostinazione e l’unica risposta possibile, soprattutto quando ad essa sono associati un pizzico di genialità e profonda conoscenza della materia con la quale misurarsi.
Emanuele Sterbini e Dominique D’Avanzo da almeno una decade e mezza vanno avanti in direzione ostinata ma non necessariamente contraria, coltivando un seme chiamato Sterbus che a ogni stagione regala nuovi colori e nuove profumazioni. “Black And Gold” rompe un silenzio durato quattro anni (l’ultimo album “Let Your Garden Sleep In” è del 2021, mentre il successivo “Solar Barbeque” raccoglieva pochi inediti e vecchi brani), questa volta mettendo al centro delle tante digressioni armoniche e ritmiche i Cardiacs (la dedica a Tim Quy ne è esplicita conferma), ancora una volta senza cadere nella trappola del citazionismo e della venerazione da fan club.
C’è anche un’altra fonte d’ispirazione in “Black And Gold” (oltre a quelle sempre citate di King Crimson e Frank Zappa), ed è Virginia Woolf, emulata non nel suo sapiente tocco letterario ma filosofico: la musica degli Sterbus è profondamente etica senza appartenere a nessuna religione, consapevole senza essere arbitraria. Sarà questa la vera ragione della più autorevole caratura di queste undici nuove composizioni. Sì, composizioni, perché il formato canzone è stato sempre stretto al duo romano, nonostante la ricorrente citazione di gruppi come Xtc (i maestri del pop non necessariamente pop).
A questo punto viene da chiedersi il perché di un brano come “Alfriston Two Four Five”, poco meno di sei minuti dove si susseguono un’infinità di citazioni – dai Jethro Tull ai Pink Floyd, dai King Crimson ai Deep Purple, dai Caravan ai Cardiacs – non si tratta di cazzeggio o di pura esibizione di maestria tecnica, ma di un maestoso coming out che rende noto di che materia sono fatti i sogni di Emanuele e Dominique. “Black And Gold” è sì un sogno, ma un sogno ad occhi aperti, l’ennesima prova che una materia complessa e articolata come il prog-rock è ancora pane per i nostri denti made in Italy.
Il respiro folk-prog e psichedelico di “Virginia Flows”, la tensione crescente che stravolge “Renaissance” e ne reinventa le modalità folk-prog in fuga strumentale in stile Canterbury e l’accenno post-rock di “The Greatest Possible Happiness” sono potenti e fragili, materia sonora viva e vivida che non è possibile ottenere semplicemente mescolando le tante anime evocate, ma solo facendo ricorso alla propria.
E’ comunque racchiusa in “Undone” la chiave di lettura del nuovo album degli Sterbus: una ballata folk che è solo apparentemente ordinaria, la chimica agrodolce dei due musicisti è perfetta, la semplicità e la delicatezza degli accordi cattura l’essenza di un disco che tiene alta l’attenzione fino alla fine (“Careful Of Neon Lights”) grazie a una visione artistica più ampia e solida di quella puramente musicale, una peculiarità che induce l’ascoltatore a un’analisi più attenta e mai fugace.
29/11/2025