Lorde

Pure Heroine

2013 (Universal) | pop

Per non avere ancora compiuto 17 anni, ma soprattutto per provenire dalla periferia, musicale e non, del mondo abitato, la neozelandese Ella Yelich-O' Connor, in arte Lorde, ha sollevato di recente un gran bel polverone. La sua “Royals” non soltanto ha oltrepassato i confini del suo Paese, in cui ha raggiunto con facilità la prima posizione e il doppio platino, ma ha finito con il conquistare platee non soltanto più ampie, ma decisamente più chiuse agli scambi: se conquistare gli States è il coronamento della carriera per molti musicisti navigati in cerca di gloria, riuscirci alla prima, e senza troppa promozione alle spalle, è una soddisfazione non da poco.
Difficile stabilire se questo sarà l'ennesimo caso di one-hit wonder buona per una stagione e via, fatto sta che con questo singolo spacca-record, la signorina non sembra volersi annettere alla schiera delle carneadi del pop così facilmente. Con un carnet di influenze che vanno da Etta James a Lana Del Rey (influsso evidente soprattutto in un incedere abulico delle interpretazioni), passando per producer quali SBTRKT e Burial, la signorina non pare proprio essere ansiosa di gettare la spugna così presto. Le premesse per sventarlo, per quanto in piccolo, potrebbero già essere contenute in questo esordio.

Indubbiamente, una canzone come “Royals” ha tutto quello che serve per differenziarsi nell'attuale panorama mainstream. Andamento “singhiozzante”, beat hip-hop secco e tagliente, e un uso dei cori che per una volta esula dai classici cliché di starlette soul senza arte né parte: un bello schiaffo in faccia ai tragici motivetti delle varie dive pop attualmente impegnate a dominare le classifiche. E pure il secondo singolo, “Tennis Court”, non è da meno, con l'influsso del post-dubstep a farsi più netto e definito, e a costruire un battito sì nuovamente asciutto, ma capace di belle sviate soulstep e di una buona versatilità nell'accompagnamento.
E fin qui, nulla da dire: Lorde ha giocato benissimo le sue carte, e ha licenziato i suoi brani più potenti per farsi conoscere e apprezzare dal pubblico, senza rinunciare ad un centesimo della sua cifra stilistica. Malgrado ciò, le cose sulla lunga distanza non vanno precisamente allo stesso modo; indubbiamente la ragazza ha notevole gusto nelle proprie scelte sonore e i due anni e mezzo spesi nella preparazione dell'album non tardano ad uscire allo scoperto. Ciò che manca grossomodo a tutto il restante “Pure Heroine” è la solidità nella scrittura, una grammatica melodica che riesca a trovare saldi appigli nella memoria: non propriamente un aspetto secondario per una popstar ambiziosa come la O'Connor, che proprio sulla riconoscibilità delle canzoni dovrebbe concentrare gran parte dei suoi sforzi.

Al contrario, sono appunto le interessanti intuizioni d'arrangiamento a imprimere un segno più deciso, a fare la differenza: occorrerà insistere parecchio per richiamare alle sinapsi l'andamento melodico di “Ribs”, non sarà invece così complicato rammentarsi del tiro da dancefloor che la sorregge, tanto discreto quanto coinvolgente nella resa. E vale lo stesso concetto per pressoché tutti gli altri pezzi: un flusso di coscienza in cui le linee canore si susseguono e si confondono una con l'altra, mentre tutt'attorno a fare il proprio lavoro ci pensano soffusi tappeti minimal (“Glory And Gore”, “Still Sane”), sempre convincenti adesioni hip-hop (il terzo singolo “Team”, che al cospetto dei due precedenti ci fa una figura davvero tapina), bizzarri schemi per lenti da generazione post-tutto (“Buzzcut Season”).
Viste le due succose anteprime, era lecito aspettarsi qualcosa di più intrigante, magari con un piglio compositivo che differenziasse più le canzoni tra loro (in questo, nemmeno il timbro un po' debosciato di Lorde aiuta). Certo, si parla di un'artista ancora giovanissima, di una lyricist tutt'altro che acerba (leggersi il testo di “Royals” per capire), che ancora ha tutto il futuro davanti a sé per crescere e affinarsi come autrice. La speranza è che la sua stella, almeno artisticamente parlando, non si eclissi così presto.

(14/10/2013)



  • Tracklist
  1. Tennis Court
  2. 400 Lux
  3. Royals
  4. Ribs
  5. Buzzcut Season
  6. Team
  7. Glory And Gore
  8. Still Sane
  9. White Teeth Teens
  10. A World Alone


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