Sembra ormai inesauribile la volontà inglobatrice di Alexander Hacke, mente degli
Einsturzende Neubauten e sodale di
David Eugene Edwards, che qui continua la sua opera di restaurazione e di innovazione riesumando i
Crime & The City Solution, band australiana con forti legami berlinesi, con la quale ha collaborato già nei suoi anni ruggenti, gli
eighties.
Qui la line-up della band, da sempre più che altro legata alla presenza del
frontman Simon Bonney, si arricchisce di vari musicisti, tra i quali lo stesso DEE e Jim White dei
Dirty Three, per un lavoro, “American Twilight”, che la Mute pubblica a ventiquattro anni dall’ultimo disco.
Una line-up in continuo mutamento negli anni 80, e della quale, guarda caso, hanno fatto parte anche membri dei
Birthday Party.
Nick Cave e Simon Bonney sono stati anche apparentati più spesso di
Beatles e
Oasis, probabilmente, e in effetti la somiglianza del materiale originario dei Crime & The City Solution con le liturgie blues del predicatore di Warracknabeal è piuttosto ingombrante.
In questo “American Twilight” il riferimento si contamina con l’Americana distorto e maledetto di DEE, con queste chitarre che suonano come rintocchi cupi, come improvvise torsioni muscolari, sullo sfondo cremisi di violini
Ellis-iani (“The Colonel (Doesn’t Call Anymore)”), attraverso tormentate visioni d’amore bucolico (“Beyond Good And Evil”). Tutto cavalcato a pelo (“Goddess”, “My Love Takes Me There”),
no regrets, contemplando l’orizzonte dal proprio accampamento infestato di spettri (“Domina”).
Non scompare neanche qui, però, la sensazione di minorità artistica, nonostante il corredo strumentale da “grande ritorno”, che pretende molto, forse troppo, da una scrittura non proprio freschissima, se non irruente.