Look metallizzato alla Rockets e sonorità crossover di chiara impronta rammsteiniana: così si presentavano tre anni orsono gli Stahlmann in occasione del loro debutto con l'Ep "Herzschlag" (top 20 nella Deutsche Alternative Charts, la più importante classifica di musica alternativa tedesca).
"Quecksilber" è il loro secondo full-length (il precedente, "Stahlmann", è del 2010); con questo nuovo lavoro i quattro men of steel si discostano, ma solo parzialmente, dal sound dei loro celebri connazionali, andando a lambire i territori del gothic (metal).
L'opener "Engel Der Dunkelheit", con la sua attitudine per il romanticismo drammatico tipicamente teutonica, è un chiaro esempio di questa ibridazione; lo stesso si può dire di brani come "Asche" o "Schmerz".
Suoni freddi come l'acciaio dei muscoli di un androide si sposano con atmosfere gotiche ed elementi neo-sinfonici; massicce le iniezioni di elettronica nel metallo di questi men-machine, come nella ritmata ed energica "Spring Nicht".
Nel complesso i brani del disco abbinano la ruvidezza dei suoni a un'intrinseca orecchiabilità; è musica che trova la sua collocazione ideale nei grandi festival estivi tedeschi (Wave Gotik Treffen, M'era Luna etc.) e relativi dancefloor: sono loro stessi, del resto, a definirsi delle "Tanzmaschinen".
Con questo "Quecksilber" la proposta degli "uomini d'acciaio" si conferma non particolarmente originale; va comunque riconosciuto al gruppo il tentativo di scrollarsi un po' di dosso l'etichetta di cloni dei Rammstein.
Rigorosamente per appassionati del genere: chi non digerisce voce baritonale e chitarre compresse rivolga tranquillamente la propria attenzione altrove.
(14/02/2012)


