DAS RACIST - Relax

2011 (Greedhead)
alt-hip-hop, rap

Quando nel 2008 sbocciarono sul web con un pezzo intitolato “Combination Pizza Hut And Taco Bell”, in pochi avrebbero scommesso su di loro. “Joke Rap” lo chiamavano: goliardi universitari che si divertivano a parodiare un genere abituato a prendersi fin troppo sul serio e che sarebbero presto ritornati a esami e file alla mensa del campus. Ma si sbagliavano. Perché “loro” – Heems, Kool Ad e Dapwell. aka i Das Racist – stavano ancora sondando il terreno e quella scheggia impazzita era solo la punta di un iceberg concettuale e musicale che si stava consolidando dal 2003, da quando cioé i tre si erano conosciuti, proprio sui banchi di scuola. E il ragguardevole successo di critica e di pubblico ottenuto con i due pingui mixtape pubblicati l’anno scorso (“Shut Up, Dude” e “Sit Down, Man”) ne è stata la migliore conferma. Quell’irresistibile miscuglio di rap minimalista e alternativo, attitudine pop, dance multietnica (due componenti sono di origini indiane, l’altro è afro-cubano) e demenzialità situazionista impartita con piglio pseudo-intellettuale, ha fatto breccia anche fra gli ascoltatori meno avvezzi alle bizzarrie del sottobosco brooklyniano (lo provano i 40.000 download in una sola settimana di “Sit Down, Man”). Quasi dei Beastie Boys reincarnati nell’era dell’i-music.

Giunti finalmente all’esordio (vero e proprio: anche in formato fisico) sulla lunga distanza, con “Relax” i Das Racist non si discostano dalla fortunata ricetta poc’anzi illustrata per grandi linee. Certo qui la produzione (supervisionata con Patrick Wimberley del duo electro-pop Chairlift) è più curata e calcolata e il peso di collaborazioni come quelle con Diplo, El-P, Rostam Batmanglij dei Vampire Weekend e Arnald Wilder degli Yeasayer, i primi due peraltro già ospitati nel secondo mixtape, si fa sentire, ma l’anima naif, il gusto per gli accostamenti appariscenti e la spontaneità sonora del terzetto ne escono sane e salve. Trascinato dal flow vivace, speziato, contagioso – abbastanza tradizionale nella metrica ma funambolico nelle rime e nei giochi di parole – e dall’enfasi ironica dei ritornelli, l’album sfoga tutta la sua estroversione con il party-rap di brani come “Girl” (synth robotici anni 80 e funk afroide nelle percussioni), la pura novelty di “Booty In The Air” , o “Middle Of The Cake”, la verve bollywoodiana di un singolo di gran punta come “Michael Jackson” o “Punjabi Song”, la fisicità rocky e bombastica di “Selena”.

Ma i Das Racist sanno variare di tono e cogliere note più scure e sfumate fra i colori sgargianti: il passo spezzato e le sospensioni aritmiche di “Power”, gli scenari urbani e corrosivi di El-P, davanti e dietro la consolle di “Shut Up Man”, le sonorità astratte e i bassi elastici di “Rainbow In The Dark”. E anche i brani meno vistosi, ai primi ascolti, rivelano tocchi felici e sorprendenti come l’autotune stridulo e orientaleggiante di “Brand New Dance”, le voci sformate dal pitch in una specie di vagito in coda alla title track, il clappin’ electro e puntilista di “Happy Rappy” (prodotta da Diplo), l’afro-pop e le tastierine frizzanti dei Vampire Weekend per gentile concessione di Batmanglij in “The Trick”. I Das Racist sembrano aver trovato la formula magica per coniugare dancefloor e provocazioni indie. E ridendo e scherzando alla loro maniera corrono seriamente il rischio di ritrovarsi nei quartieri alti delle classifiche hip-hop. Più che meritatamente secondo noi.

21/09/2011

Tracklist

  1. Relax
  2. Michael Jackson
  3. Brand New Dance
  4. Middle Of The Cake
  5. Girl
  6. Shut Up Man
  7. Happy Rappy
  8. Booty In The Air
  9. Power
  10. Punjabi Song
  11. Selena
  12. Rainbow In The Dark
  13. The Trick
  14. Celebration

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