Current 93

Honeysuckle Ĉons

2011 (Coptic Cat) | apocalyptic folk

Sempre più prolifico e sempre più solitario David Tibet alla guida del vascello-fantasma Current 93, che all'allucinata trilogia conclusa con "Baalstorm, Sing Omega" fa seguire a breve distanza uno degli album più scarni e introspettivi del suo ultimo periodo.
Oggi come non mai, Current 93 è poco più di una sigla dietro la quale Tibet estrinseca la sua fortissima personalità, avvalendosi di volta in volta di compagni di navigazione diversi, talora, come in questo caso, semplicemente accessori alle sue ieratiche declamazioni e alle ispirazioni musicali del momento.

Rispetto alla line-up recente, "Honeysuckle Æons" denota le assenze di James Blackshaw - che nei dischi precedenti sembrava destinato a diventare stabile erede di Michael Cashmore - e del violoncellista John Contreras, concentrando nelle mani del solo Tibet l'indirizzo di un disco che, fin dalla dedica a Peter Christopherson, appare estremamente personale nelle sue scarne linee strumentali e nella ricerca di simulacri melodici minimali.
Accanto a lui, in questa occasione, opera un coacervo di artisti (con in testa Baby Dee al pianoforte e all'organo), impegnati a tradurre in suono suggestioni notturne, ipnotiche e orientaleggianti, esaltate dal ricorrente innesto del theremin e di una serie di strumenti tradizionali quali oud, kalimba, erbane e bendire.
Dopo le aspre torsioni che avevano contrassegnato la trilogia, in "Honeysuckle Æons"riaffiora in superficie la vena folk di Tibet, tuttavia messa a fuoco attraverso la consueta ricerca su ritmi e timbriche, ma anche rifinita di tiepidi accordi acustici e scheletriche note d'organo o pianoforte.

La visionarietà di "Moon", con le sue note sorde e il suo soffio spettrale, introduce un lavoro che si atteggia fin da subito come assai limpido e raccolto, nel quale le solenni litanie di Tibet hanno modo di stagliarsi su tappeti scarni ed essenziali, senza essere risucchiati da turbini tenebrosi.
La formula, di indubbio fascino, appare decisamente adatta a un album dalla parvenza dimessa eppure molto intenso, così come confermato dalla successiva "Persimmon", ben riuscita nella sua intersezione tra il piano della linearità melodica e quello delle solenni salmodie incastonate da caliginose folate di theremin. Dagli arabeschi di "Cuckoo" in poi, tuttavia, l'album si apre prima a cadenze più sensibili per poi scivolare via su corde fiacche, organetti innocui e litanie che troppo presto si rivelano ripetitive e fini a se stesse.
La breve durata del disco (trentasette minuti) riesce a bilanciare la sostanziale monotonia che ne connota buona parte del suo stanco percorso tra fiori morti, i cui colori si confondono in un grigiore dalle ormai residue potenzialità di evocare drammi umani e profetizzare apocalissi prossime venture.

Come la trilogia intrapresa con il monumentale "Black Ships Ate The Sky" e culminata nell'appendice "Baalstorm, Sing Omega" incarnava il corteggiamento di Tibet a binomi di estremi concettualmente opposti, così anche "Honeysuckle Æons" trova la propria concettuale ragion d'essere nella contrapposizione tra una pacificazione ben presto dispersa e una perdurante espressività gotica, culminante nello straniante organo e nell'incedere opprimente di "Sunflower".
Si direbbe dunque che il percorso circolare di Tibet, anche questa volta, non lo abbia allontanato più di tanto dai terreni battuti nel suo recente passato, benché l'essenzialità così ben espressa nei primi brani del lavoro possa lasciar intravedere un possibile sentiero futuro, che pure non potrà prescindere dall'auspicabile recupero di importanti collaboratori e da una maggiore ponderazione della frequenza di uscite, invero, ultimamente fin troppo copiose.

 

(21/04/2011)

  • Tracklist
  1. Kingdom
  2. Moon
  3. Persimmon
  4. Cuckoo
  5. Jasmine
  6. Lily
  7. Pomegranate
  8. Honeysuckle
  9. Sunflower
  10. Placet
  11. Queendom
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