Registrato dal vivo nell’ottobre del 2008, durante l’X-Avant Festival di Toronto, “Liminoid/Lifeforms” mostra il lato più sinfonico e “corale” della musica del canadese Aidan Baker, qui con otto strumentisti a sua disposizione, suddivisi tra chitarre elettriche, percussioni, violoncello e violini.
Il respiro classicheggiante dell’operazione è mediato, nelle quattro parti di “Liminoid”, da una sfuggente impronta post-rock, in un disegno narrativo conteso tra stati di assoluta ipnosi “liminale” (“Part I”: il buio che striscia dentro le sue stesse viscere; feritoie che lasciano intravedere briciole di luce; il violoncello che sembra accarezzarne l’invisibile consistenza, mentre i piatti ne sfrondano la cima instabile), marce percussive (“Part II”), romantiche apnee “aeree”, fino alla gloriosa ultima parte. Qui, la voce di Clara Engel si aggira spaurita mentre gli archi scricchiolano sullo sfondo, prima che monti un frastuono degno di una Carla Bozulich in preda a spasmi cacofonici. Una progressione jazz-rock porta a termine l’operazione.
Quanto a “Lifeforms”, si tratta di una composizione commissionata nel 2003 dal Penderecki Quartet. Suddivisa tra momenti strutturati e altri del tutto improvvisati, questa mezz’ora scarsa di musica si divide tra un crescendo sinfonico dagli accenti malinconici, stasi cosmiche e paesaggi cameristici.
Da ascoltare in penombra.
24/12/2010
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