Tim Hecker

An Imaginary Country

2009 (Kranky) | ambient, drone

Tempo di ritorni importanti in casa Kranky: appena riaccolto tra le proprie fila, dopo una breve parentesi, un artista di lunga militanza nella label quale Mark Nelson, torna a incidere per l’etichetta chicagoana anche Tim Hecker, tre anni dopo “Harmony In Ultraviolet”.

Laddove quell’album si connotava tra i più stranianti e rumorosi dell’artista canadese, “An Imaginary Country” fornisce una nuova e solo in apparenza più piana declinazione di quella dimensione sospesa sul crinale tra noise e musica ambientale, oggetto prediletto dell’indagine sonora di Hecker, peraltro nel frattempo proseguita in maniera incessante, come dimostra, da ultimo, la collaborazione con Aidan Baker in “Fantasma Parastasie”.
In perfetta coerenza col suo titolo, il lavoro rappresenta una sorta di colonna sonora per paesaggi evanescenti, disegnati con maestria attraverso un flusso di texture in continuo movimento. Sulla tavolozza di Hecker si alternano timbriche sfumate, ottundenti aperture psichedeliche e una magmatica densità armonica, che non senza fatica  avanza inesorabile lungo tutto il corso dell’album, fino ad assumere le sembianze di modulazioni oniriche, che nella sua parte finale riecheggiano sentori dell’Eluvium di “Talk Amongst The Trees”.

Le dodici tracce nelle quali si articolano le sfumature di questo paese immaginario sono dipinte con incredibile maestria, con tocchi leggeri e vellutati, ma dotati anche di concretezza e densa profondità. Operando con ottimo senso della prospettiva, Hecker pennella ora scie astrali trascinate da fendenti in odor di Oriente ("100 Years Ago"), ora impercettibili movimenti ambientali ("Currents Of Electrostasy"). E se le fluide pulsioni di "Borderlands", nel loro ricadere su se stesse, ricordano i moti di marca Boards Of Canada, gli echi di un lato musicale più oscuro e intricato emergono da "Paragon Point", cupo affresco dai contorni noise gradualmente distesi.

I fantasmi digitiali di "Where Shadows Make Shadows" attraversano lo spazio da parte a parte sospesi a mezz'aria, con movenze lente ma costanti. Navigando fra texture pulsanti ("Sea Of Pulses") e ricami elettronici  ("The Inner Shore"), Hecker chiude idealemente il cerchio con un moto a ritroso: "200 Years Ago" è un climax cosmico dai contorni dorati, le cui note si librano come atomi, tutte perfettamente entro la loro orbita.

Come sempre curato nei minimi dettagli, “An Imaginary Country” rappresenta una sorta di disvelamento melodico – non dissimile da quello ravvisabile negli ultimi lavori di Christian Fennesz – qui affiorante con decisione da uno spesso substrato di drone e riverberi, talora sensibilmente dissonanti. Al contempo, la complessiva maggiore concisione dei brani e il loro più robusto spettro emozionale tendono a travalicare la rigorosa impronta cerebrale delle composizioni di Hecker, donandovi indubbiamente più immediata intelligibilità comunicativa e un’ampiezza di respiro a stento conseguita dalle opere precedenti.

(10/03/2009)

  • Tracklist
  1. 100 Years Ago
  2. Sea Of Pulses
  3. The Inner Shore
  4. Pond Life
  5. Borderlands
  6. A Stop At The Chord Cascades
  7. Utropics
  8. Paragon Point
  9. Her Black Horizon
  10. Currents Of Electrostasy
  11. Where Shadows Makes Shadows
  12. 200 Years Ago
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