Formatisi ad Oslo nel 1997 da un’idea del produttore/musicista Helge Sten, in arte Deathprod, i Supersilent (Stale Storlokken al sintetizzatore, Arve Henriksen alla tromba e alla voce, Jarle Vespestad alla batteria e Sten alle parti elettroniche) dimostrano, con il sesto lavoro, di aver raggiunto una notevole capacità di sintesi che gli permette di spaziare dal jazz all’elettronica, dall’avanguardia alla musica d’ambiente, mantenendo una coerenza di fondo che conferisce credibilità e valore alla loro proposta musicale.
Ad inaugurare l’album, una lunga composizione strumentale di oltre undici minuti in cui il sintetizzatore di Storlokken si alterna a quello di Sten in un duello sonoro caratterizzato da repentini cambi d’umore e climax impetuosi, che si risolve in un corroborante epilogo di rara bellezza.
L’itinerario prosegue con la silenziosa tromba di Henriksen che, sostenuta da una trama percussiva vagamente tribale, definisce ricerche ambientali simili a quelle intraprese da Jon Hassell durante i primi anni Ottanta. Il quartetto norvegese dimostra qui una notevole abilità nell’estendere il proprio ambito musicale al di là dei confini dell’elettronica. La terza traccia, probabilmente la migliore, presenta tredici minuti di dissonanze sintetiche dominate da toni apocalittici che, contrappuntate da flebili accenni melodici, preparano l’ascoltatore a un finale wagneriano in cui trova sfogo la tensione emotiva fino ad ora accumulata.
L’artwork di “6”, in linea con le precedenti produzioni, è caratterizzato dalla totale assenza di note e riferimenti ai brani, identificati semplicemente con numeri progressivi, per evidenziare l’impossibilità di conciliare in un titolo le differenti personalità dei musicisti coinvolti nella realizzazione dell’album.
30/10/2006
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