Go-Betweens

Go-Betweens

Una normalitÓ immortale

di Lorenzo Righetto e Gabriele Benzing

Mai abbastanza sulla cresta dell'onda per il pubblico inglese, troppo alternativi e sradicati per quello, conterraneo, d'Australia, i Go-Betweens hanno vissuto di luce riflessa la nascita (e la caduta) di diverse next big thing dell'uno e dell'altro paese, continuando a comporre i propri misconosciuti capolavori. Ecco la storia di una band troppo "normale"
"In realtà penso che siamo la più bizzarra di tutte queste band, proprio perché sembriamo davvero normali"
Robert Forster

Dura la vita, per una band australiana dei primi anni 80. La periferia dello sfaldato impero britannico, nella quale il rock è considerato musica da pub e le radio e le televisioni sono infestate di cariatidi e dinosauri: un paese pacifico, "normale", dove regna, anche e soprattutto nel mondo del rock'n roll, un confortevole maschilismo e scorrono sottopelle i segni della violenza con cui la moderna Australia è stata creata. Grant McLennan, l'anima dolce e luminosa dei Go-Betweens, sentirà anche nel fatto di essere stato cresciuto dalla madre, sola dopo la morte del padre, la differenza rispetto ai suoi coetanei; mentre i compagni di liceo impazziscono per i Deep Purple, Grant compra "Ziggy Stardust" e ascolta Joni Mitchell e Jackson Browne.
Introverso e sensibile, Grant incontra, in una università in cui prende buoni voti senza sforzo e senza soddisfazione, il suo spirito complementare, il dinoccolato, scuro, assertivo Robert Forster, quando ancora la musica, per lui, è una miscela magica di suoni che si versa nelle orecchie. Bob Dylan, figura tanto iconica da trascendere anche il suo sesso, sarà la connessione tra i due, poco interessati all'estetica punk.

I due, insieme, nel tempo, creeranno qualcosa di unico, ma senza mai riuscire a conquistare né la stampa (o, perlomeno quella che contava, che dedicò loro, al massimo, qualche cenno di approvazione gelidamente professionale) né il grande pubblico. Potevano essere la prima band australiana a suonare nelle gallerie d'arte, ad andare a New York a farsi produrre il disco da un Kramer; ma, insieme a loro, c'erano i Birthday Party.
Potevano essere la next big thing della Rough Trade, che distribuì il loro primo disco in Europa, Send Me A Lullaby, e finanziò direttamente il secondo, Before Hollywood. Ma, nello stesso periodo, gli Smiths diventano la punta di diamante della Rough Trade e, quando viene deciso un taglio al roster dell'etichetta, a cadere sono proprio i Go-Betweens. Di Nick Cave, McLennan e Forster non hanno l'appeal maledetto, nè le loro canzoni contengono l'indulgenza con sé stessi, l'autocommiserazione e il narcisismo delle tendenze suicide di quelle di Morrissey; fattori che condizionano sia il successo nel proprio tempo, che la profondità del proprio ricordo nella storia della musica.

Insomma i Go-Betweens saranno sempre lontani dalle richieste del pubblico, mai abbastanza eccentrici e controversi, mai "sintonizzati" - tanto da pubblicare i propri dischi migliori nella seconda metà degli 80, quando ormai era venuto il momento degli Stone Roses. Le canzoni di McLennan e Forster sono "normali": non c'è una particolare urgenza espressiva, non c'è la volontà di creare qualcosa di "diverso". Ma, a ben vedere e come dimostra la storia di altre arti, l'immortalità alla fine viene assegnata per meriti di sostanza, non per il successo ottenuto nel momento della creazione. E in questi meriti i Go-Betweens non hanno niente da dimostrare rispetto ai propri, più celebrati contemporanei.

Il tempo delle due L

"In Australia tutte queste band hanno capito che non avranno mai l'attenzione e le opportunità che meritano. Lo scopri molto presto. Questo obbliga le band a fare solo la musica che piace a loro. Mentre qui [in Gran Bretagna] se sei un po' bravo il successo arriva presto e la musica ne soffre. Non hanno avuto il tempo che abbiamo avuto noi per lavorare sulla musica"
Robert Forster

gobetweensiDopo qualche anno di normale gavetta, due singoli pubblicati ma ancora una line-up ufficiale composta dai soli McLennan e Forster, i Go-Betweens scelgono di affrontare il viaggio della vita e tentare la fortuna in madrepatria, bussando alle porte delle varie etichette, in cerca di fortuna come novelli uomini da marciapiede in musica. Dopo un singolo registrato negli studi della Postcard a Glasgow, con l'aiuto dei compagni di etichetta Orange Juice, i Nostri riescono, sebbene sempre marginalmente, ad agganciare l'exploit londinese dei Birthday Party, e a far parte delle promesse della nascente scena australiana, composta anche dai Laughing Clowns.
Il rapporto con Londra è freddo, la presentazione della band sulla scena della capitale viene vista più come una tappa obbligata, che come il definitivo raggiungimento di una Mecca musicale.
Le band del momento (Slits, Wire) non hanno niente a che fare con la musica dei Go-Betweens, che guarda ai Television, ai Talking Heads, ai Velvet Underground. Da qui il tentativo momentaneo con la Postcard di Glasgow e un veloce ritorno in Australia, dove finalmente conoscono quella che sarà uno dei membri permanenti della band, l'energica batterista Lindy Morrison, già attiva in diverse band locali e subito presenza ingombrante nelle canzoni del gruppo.

New York è la vera patria ideale di Send Me A Lullaby, l'esordio dei Go-Betweens, pubblicato attraverso l'australiana Missing Link, la stessa dei Birthday Party e dei Laughing Clowns. Lo stile sommessamente declamatorio di McLennan prende qua e là da Dylan ("Eight Pictures"), gli intrecci di chitarra, le sincopi dissonanti di basso seguono tracciati Talking Heads ("Hold Your Horses", "Arrow And Bow"), volatili, sognanti motivi chitarristici portano dalle parti dei Velvet Underground nella bella "One Thing Can Hold Us" o in "It Could Be Anyone", che mostra i germi dell'abilità, soprattutto di McLennan di forgiare melodie di un romanticismo innocente, di una delicatezza d'animo da fine osservatore dell'animo umano.
Send Me A Lullaby sembra però reprimere le naturali attitudini dei due autori, lo stesso McLennan e il sodale Forster, alla ricerca di una musica che vorrebbe essere diversa da tutto, ma che ancora non sa come, e finisce per assomigliare, infine, a qualsiasi altra cosa si muova intorno in quel periodo, a cavallo tra 70 e 80, in cui tutto stava cambiando. Le grandi capacità di autori pop si intuiscono, vaghi echi di quella straordinaria fusione di pomposità romantica, glam (John Cale in particolare) e di schizofrenico nervosismo jangle suggeriscono il segreto di una maturità raggiunta troppo tardi.

Il disco non avrà il successo sperato, ma susciterà attenzioni sufficienti a spingere la Rough Trade a distribuirlo in Europa. La Rough Trade! Se c'era una band pronta a esplodere, se c'erano dei suoni che nessuno aveva mai sentito e sarebbero girati per i club di mezzo mondo, quelli erano sotto contratto con la Rough Trade. È ormai il 1982 quando i tre Go-Betweens ottengono biglietti di sola andata per Londra come parte del contratto con l'etichetta inglese: lo stesso anno in cui nascono gli Smiths.

I recall
A schoolboy coming home
Through fields of cane
To a house of tanned timber
da "Cattle And Cane"

A volte la memoria si perde, dice McLennan, nel ricordare i suoi anni d'infanzia nel ranch della madre. Un mondo più grande e luminoso, pieno di libri. "Cattle And Cane" è il primo singolo di Before Hollywood, prodotto interamente in Inghilterra, ed è forse la prima canzone che, oltre a essere l'ennesimo successo mancato, entra surrettiziamente nella coscienza collettiva australiana, tanto da apparire periodicamente in compilation radiofoniche delle migliori canzoni dell'isola.
Il passo compiuto dalla band da Send Me A Lullaby è un'evoluzione totale per i Go-Betweens, un'evoluzione come cantautori, musicisti e come arrangiatori e produttori della propria musica. Il sound si arrotonda, gli strumenti si distribuiscono a riempire tutti gli spazi (all'epoca delle registrazioni, il gruppo era ancora un trio), le canzoni assumono un profilo più affusolato, a indicare più precisamente l'obiettivo. La batteria della Morrison si normalizza, pur rimanendo protagonista, con quel battito imperioso che sembra incardinare le spirali di basso e chitarra alle rotaie del brano, con gli strumenti che diventano quasi esseri distinti che si incontrano ogni tanto, per caso, senza perdere mai la propria traiettoria. In questo lei sarà ispiratrice di Janet Weiss e la loro musica delle Sleater-Kinney.

Il minimalismo post-punk delle parti di chitarra e basso, aguzze e nervose come nei Feelies, riveste però un repertorio di grandi canzoni pop, di una vitalità sfuggente, sottocutanea, dalle melodie imprendibili come nei saliscendi armonici di "Bad Debt Follows You", con i suoi isterici cambi di ritmo e l'organetto alla Who. Oltre ai motivi più aggressivamente new wave, come la title track e "On My Block" (fin qui tutto di Forster), a dettare uno stacco netto (anche vocale) è la sensibilità di McLennan, che esce nella conciliante nostalgia di "Cattle And Cane" e nelle riflessioni crepuscolari di "As Long As That". E, ancora, drappeggi glam nel pianoforte dell'ebbra declamazione di "Dusty In Here".
Immancabilmente, Before Hollywood fallisce completamente l'obiettivo di portare i Go-Betweens in vista nel panorama delle band emergenti, non solo in Inghilterra, ma anche in Australia. A causa delle vendite, davvero da band "cult", quelle che gli appassionati considerano classici acquisiti ma che ancora faticano a radunare qualche decina di persone nei loro concerti, la Rough Trade li abbandona dopo un solo disco finanziato. Un'altra etichetta con cui avevano contatti, la Elektra, chiude i propri uffici nel Regno Unito.

[Robert Forster:]Abbiamo conosciuto tutti questi gruppi, dagli Orange Juice ai Birthday Party, gli Aztec Camera, gli Smiths e bang! Sei mesi dopo hanno tutto questo successo. È molto interessante, perché puoi vedere la traiettoria di come è successo, da così vicino. Tutti intorno a noi sembrano essere delle star...
[Grant McLennan:] Va bene così. Nella luce riflessa, sembriamo noi le star!

gobetweensiiiLe "white boy love song" vanno per la maggiore però, dopo l'esplosione degli Smiths, degli Orange Juice, dei Prefab Sprout e degli Aztec Camera, e una band attiva e promettente come i Go-Betweens ha ancora mercato. In questo caso è la Sire, uno spin-off della Wea, a contattare i Nostri per registrare il loro prossimo lavoro; tutto avviene a Cannes, negli studi in cui, qualche mese dopo la pubblicazione di Spring Hill Fair, registreranno gli Wham!.
I Go-Betweens sono ora quattro, dopo l'arrivo del bassista Robert Vickers, che porta McLennan a riprendere in mano la chitarra. "Penso che Robert segua una linea molto più vicina alle sue vedute la maggior parte del tempo, mentre io sono piuttosto interessato a considerare la forma, e a lavorare all'interno di quella forma per un po'. E in particolare quando ho scritto per la prima volta quella canzone ["Bachelor's Kisses"]. [...] Causò una certa dose di attrito nella band, perché io volevo fare una registrazione alla maniera di una pop-song ben prodotta e arrangiata", dichiara McLennan a proposito del primo singolo e della traccia iniziale del disco, "Bachelor's Kisses", avvolta nel lussuoso abbraccio di un synth, le sue progressioni melodiche di abbandono emotivo, i cori femminili, i temi sulla vanità del mondo maschilista, delle sue promesse di sicurezza e comfort solo materiali ("All they give you is a diamond ring").

"La vecchia uscita è la nuova entrata", si augurano i Go-Betweens in "Old Way Out", in un disco il cui conseguimento più importante è cominciare a suggerire non solo il sound, ma anche l'assetto strumentale e, in qualche modo, il luogo emotivo di quella che sarebbe stata la musica della band negli anni a seguire. Una vera chitarra ritmica aggiunge i propri accordi agli intrecci di basso e lead guitar, più libera quest'ultima dai compiti di tratteggio melodico ma sempre fedele ai dettami di Forster: "Ho un'avversione per gli assoli. Penso che due persone che suonano melodia e ritmo siano sufficienti".
Si nota anche la raffinazione che subiscono i pezzi di quest'ultimo (tutti scritti in stato di ebbrezza, sostiene l'anima ombrosa del gruppo), ad esempio la bella e dannata "Man O' Sand To Girl O' Sea", ormai lontana dalla vaga atonalità new wave che ne era il marchio di fabbrica nelle registrazioni demo delle sessioni di Before Hollywood. Spring Hill Fair ha invece ormai cambiato pelle rispetto alle tendenze più disadorne, anche dal punto di vista emotivo, del passato, in favore di un'intensità che rende Forster ancora più allucinato ("You've Never Lived") e McLennan più morrisseyano ("Part Company").

Non è però la ricercatezza a costruire il successo di un disco. Spring Hill Fair, il terzo della band, non ha dalla sua la dolce fragilità di una "This Charming Man", non ha l'esplosività creativa del funk di "Satellite City". Più si ascoltano le canzoni del disco, più ci si rende conto della loro perfetta "normalità": non hanno la voce di Morrissey o di Waits, non hanno la chitarra di Verlaine o di Marr. Non colpiscono i sensi, ma si fissano nell'intelletto. Inutile dire che neanche questo disco porterà alla notorietà che si augurano; il terreno però è pronto per regalare i frutti più nobili della carriera del gruppo australiano.

Capolavori tascabili

Liberty Belle & The Black Diamond Express
, distribuito dalla Beggars Banquet, è un disco potente, che trabocca di vita nei suoi arrangiamenti di violino, di fisarmonica, nel procedere arioso dei suoi accordi; allo stesso tempo, è un disco in cui lo spirito letterario di Forster e McLennan emerge più netto - a partire dal titolo - con un compendio di immagini tanto fantasiose quanto tangibili.
"If the Devil had seen your dress/ He would have changed his name" canta un arrochito Forster (registrò le proprie parti vocali in un solo pomeriggio, per via di problemi che lo afflissero per l'intera durata della produzione del disco) nell'infuocata "In The Core Of The Flame", in cui il Nostro sfoggia al meglio il suo stile compositivo invettivo, veemente e vibrante di quelle emozioni amplificate da una solitudine notturna.
La presenza dell'accompagnamento di violini e un bridge molto strano per le usuali stoccate di Robert Forster dice molto però della direzione intrapresa dalla band in questo ennesimo disco dalle due L. I Go-Betweens di Liberty Belle sono pomposi, teatrali, come nell'esemplare "The Wrong Road": tutte le canzoni hanno un che di scenografico, una fioritura di immagini e trasfigurazioni che trova un corrispettivo nel respiro orchestrale degli arrangiamenti.

In the disjointed breaking light
The soft blue approach of the water
Makes a sound you won't forget
I took the wrong road round
da "The Wrong Road"

gobetweensiiEd ecco gli archi, il pianoforte, i piatti che ruggiscono in questo lirismo enorme, che rimbomba e quasi stordisce. Finalmente, le canzoni non vanno digerite, non vanno pensate. Si impongono istantaneamente, nell'abbraccio tonificante di "Bow Down", nella favola carnevalesca di "The Ghost And The Black Hat", nell'allure notturna di "Twin Layers Of Lightning", che si apre anch'essa in un'architettura grandiosa, di volute pianistiche, di note di chitarra in bianco e nero,  di una batteria di cristallo.
Anche Forster trova una sua via al pop, fondendo in "Palm Sunday (On Board The SS Within)" le sincopi che ricordano gli inizi della band con la stupenda melodia del ritornello, che provoca quasi una risata con quell'accompagnamento rutilante di chincaglierie assortite.

Insomma, Liberty Belle avrebbe tutte le carte in regola per lanciare i Go-Betweens, a otto anni dalla loro fondazione, sulla strada del vero successo, quello che si conta con le copie vendute, non con i superlativi nelle recensioni, che hanno già accumulato da tempo. L''86 è anche, però, l'anno di uscita di "The Queen Is Dead", con tutto quel che ne consegue.
Non che complessivamente i Go-Betweens abbiano qualcosa da invidiare al disco degli Smiths, che spesso si incontra nelle Top 10 della storia della musica leggera. Però non ha le punte di sublime raggiunte da Morrissey e Marr, e neanche il fascino indifeso e quindi più sfruttabile delle loro canzoni più deboli. Liberty Belle è già un disco adulto, che difficilmente può avere fortuna nelle radio universitarie. "Spring Rain", bellissimo pezzo che esemplifica lo spirito di ebbra pienezza del disco, farà capolino in una delle chart australiane, per uscirne presto. Questa è più o meno tutta la considerazione presso gli ascoltatori contemporanei che la band ottenne da uno dei suoi capolavori.

Si giunge quindi, mentre gli Smiths si sciolgono, a Tallulah, dopo che al gruppo si è aggiunta Amanda Brown, polistrumentista (tastiere, oboe, violino, chitarra e backing vocals) e presto compagna di McLennan, che le dedicherà più di una delle seguenti composizioni. Il disco, pubblicato ancora attraverso la Beggars Banquet e la True Tone, è probabilmente il più radiofonico e cosiddetto commerciale della band, a partire dalla produzione, a volte fin troppo piatta, e dal primo singolo, che apre anche il disco, "Right Here", con la sua batteria riverberante e i suoi saliscendi di violino, il romanticismo di McLennan finalmente appagato e solare.
Scompare insomma la teatralità di Liberty Belle, quasi del tutto (se si esclude la spettrale, gotica "The Clarke Sisters", che riprenderanno poi da vicino i Paradise Motel, altra importante band australiana). Lo spirito di McLennan pare gonfio, quasi sopraffatto da un idillio insperato che toglie intensità alle canzoni, come nella esemplare "Bye Bye Pride" (qualche problema nei suoni, inoltre).
Vibrazioni velvettiane in "Spirit Of A Vampire", un Robert Forster smussato in "I Just Get Caught Out", invischiato nella impalcatura un po' barocca del disco ("Someone Else's Wife", con un McLennan quasi crooner tra un pizzicato di violino e uno stoppato di chitarra).
Tallulah è insomma un disco che vive di una ricercatezza un po' stucchevole, appesantito da questo rapporto tra McLennan e la Brown, che sembra trasudare anche dalle canzoni del disco, dalla pienezza un po' fanatica e cieca della conclusiva "Hope Then Strife", con quei grandiosi movimenti d'archetto, i backing vocals da soprano della stessa Brown.

Tutto sembra però funzionale a un disco davvero raro, nella storia delle varie band più o meno conosciute. Uno di quei dischi nei quali gli accordi paiono risaltare e propellere le canzoni in un movimento incessante e incosciente verso un orizzonte invisibile, come se possedute da un'emozione incontrollabile. Si sta parlando di 16 Lovers Lane, vero grande capolavoro della band, in cui McLennan e Forster sembrano tornare ragazzi, a quei tempi in cui si conciavano come Bob Dylan e sognavano con la chitarra in mano.
Le due anime dei Go-Betweens si esibiscono nel canto del cigno che più si attaglia all'uno e all'altro: Forster nella tirata senza respiro di "Was There Anything I Could Do?", consumata dal pathos, McLennan che riscopre una presa sulle proprie emozioni nella pulsione erotica, quasi una sete, di "You Can't Say No Forever" e dell'appassionata "Love Goes On!", inno irresistibile all'amore, in tutte le sue forme, basse o alte che siano.

Late at night when I want you
I lock you in my room
‘Cause I know a thing about darkness
I know a thing about lovers
Lovers want the moon

da "Love Goes On!"

gobetweensivUna tensione palpabile nel disco, sebbene i Go-Betweens non abbiano più, dal punto di vista strettamente sonoro e degli arrangiamenti, alcun segno di rivendicazione di indipendenza. Questa si riconosce invece profondamente dal punto di vista compositivo ed espressivo, in un lavoro che parte dai punti di forza della scrittura di McLennan, evidenziati già in Liberty Belle, e si avvale dell'agone esistenziale di Forster per accendere le proprie tracce di una poesia vivida, come mai nella musica dei Go-Betweens. Un abbandono emotivo totale, una tempesta interiore implacabile se non attraverso il "cuore tranquillo" dell'amata ("Quiet Heart").
La band attua però in 16 Lovers Lane un netto mutamento del proprio sound e degli arrangiamenti rispetto alla piattezza barocca di Tallulah, in un disco in cui la chitarra elettrica è sostanzialmente assente, il violino appare con misura. Tutto si regge su semplici ma risonanti duetti acustici, che incorniciano le passeggiate svagate dell'innamorato McLennan, come nella "Pretty Woman" pre-murdochiana del singolo "Streets Of Your Town", o nella pioggia di stelle cadenti di "Love Is A Sign". O, ancora, nel riff parlante di "I'm Allright".
Ed è proprio con l'ultima canzone della produzione dei Go-Betweens, "Dive For Your Memory", che i due sembrano voler ricordare il maestro, anzi l'idolo, Dylan, in un'altra delle stupende dichiarazioni acustiche del disco.
Con 16 Lovers Lane (il primo a non avere una doppia L nel titolo) si conclude infatti la prima parte della carriera del gruppo, dopo che "Streets Of Your Town", pur raggiungendo il più alto risultato di pubblico nella storia dei Go-Betweens, entra nelle Top 100 australiana e inglese per uscirne subito. La Beggars Banquet tenterà, dieci mesi dopo, di ripubblicare il singolo nel Regno Unito, senza successo. L'attenzione della stampa è ormai focalizzata sul nuovo fenomeno della musica britannica: gli Stone Roses e la Madchester di fine anni 80.
Il progetto si esaurisce naturalmente alla fine del 1989, dopo la rottura tra McLennan e Amanda Brown. La difficoltà di continuare, dopo dodici anni, è ancora maggiore per una band che ha al suo interno due cantautori indipendenti, pur amici fraterni. Si potrebbero scrivere volumi sui motivi che fecero scivolare i Go-Betweens fuori dal mondo della musica senza che nessuno se ne accorgesse, ma più di tutto vale forse ciò che disse Robert Forster, quando ancora mancavano diversi anni allo scioglimento del gruppo:

"A Hollywood ci sono due tipi di attori. Ci sono le star - le piscine, i fan club e la pressione. Tutta l'attenzione è su di loro. Poi ci sono i caratteristi [...]. Non hanno tutta la roba che hanno le star, ma mettono insieme una serie di opere che in genere è più sostanziale, molto più reale delle star. Per quanto riguarda i Go-Betweens, noi siamo i caratteristi. Così è come mi piacerebbe che venissimo ricordati."
Robert Forster

Unfinished business

Ritrovare un vecchio amico. Prima dell'avvento dei social network poteva ancora suonare come un'idea ingenuamente nostalgica, invece che come un effetto collaterale di Facebook. Un po' come per la reunion di un gruppo: non veniva da storcere automaticamente il naso al solo pensiero. Quella dei Go-Betweens, però, è sin da subito una reunion tutta particolare. Primo perché il ritorno di una band di culto non è esattamente una notizia da prima pagina: difficile, insomma, vederci dietro chissà quali ragioni di marketing. Secondo perché il legame tra Forster e McLennan, in realtà, non è mai venuto meno del tutto: "ho sempre pensato che avremmo registrato di nuovo qualcosa insieme", ammette senza esitazione Forster, "era solo questione di tempo".

In effetti, anche dopo lo scioglimento dei Go-Betweens, le rispettive carriere soliste intraprese da Forster e da McLennan (quattro album a testa, in perfetta simmetria) non impediscono ai due songwriter di ritrovarsi a più riprese lungo la strada. Nel 1994 partecipano alla compilation per i vent'anni della Beggars Banquet con una cover di "Sympathy For The Devil" dei Rolling Stones, realizzata sotto l'egida The Global Twins. Nel 1996 la rivista francese "Les Inrockuptibles" li convince a rispolverare la vecchia ragione sociale per un concerto a Parigi, a cui seguono una serie di apparizioni live a Brisbane. Al loro fianco ci sono due componenti della backing band di Forster, gli Warm Nights: Adele Pickvance al basso e Glenn Thompson alla batteria.

The Friends Of Rachel WorthMa è quando Forster e McLennan affrontano insieme un tour acustico, organizzato per promuovere la raccolta dei Go-Betweens Bellavista Terrace, che l'idea di registrare un nuovo album insieme incomincia a prendere forma. È il 1999 e alla fine di uno dei loro concerti la batterista delle Sleater-Kinney, Janet Weiss, si presenta sorridente ai due: "Sul palco avevo annunciato che Grant e io avremmo fatto un nuovo disco", racconta Forster. "Quando siamo scesi abbiamo incontrato per la prima volta le Sleater-Kinney e Janet ha detto subito: Io suonerò la batteria!".
Così, all'inizio del 2000, Forster e McLennan si ritrovano insieme a Janet Weiss e Adele Pickvance negli studi Jackpot di Portland. "Non volevamo tornare in un grande studio, non volevamo addossarci tutta quella pressione", spiega McLennan. "Volevamo fare una cosa semplice, andare in studio e suonare dal vivo". Il disco che ne nasce, The Friends Of Rachel Worth, è pronto per far innamorare della musica dei Go-Betweens una nuova generazione di fan.

Time knocks you down like a rolling ball
In memory hall
Love leaves you clean like a waterfall
Then you hit a wall
da "Magic In Here"

L'arpeggio di "Magic In Here" rinnova subito l'incanto, facendo trascolorare il tempo nella densità dell'istante presente: "I don't want to change a thing when there's magic in here", annuncia la voce morbida di McLennan. Poi tocca a Forster prendere il microfono, e la nudità acustica di "Spirit" assume un sapore polveroso che fa pensare al Dylan in chiave western di "Pat Garrett And Billy The Kid".
Basterebbe anche solo il contagioso spumeggiare di "Going Blind" per dare ragione a McLennan:"la nostra musica è semplice e diretta, per questo suona ancora attuale". Non è un disco da reduci, The Friends Of Rachel Worth: si cala nella contemporaneità senza rimpianti, eppure con tutta la consapevolezza degli anni passati. E proprio il tempo è uno dei temi fondamentali dell'album, dalla profondità di memoria di "Magic In Here" alle lancette di "The Clock", con il riff della chitarra a sciogliersi nella dolcezza della melodia.
Tra il pulsare del basso di "Orpheus Beach" e i cori svagati di "Surfing Magazines", McLennan firma in "Heart And Home" una delle sue canzoni più romanticamente penetranti. Forster, dal canto suo, rievoca gli anni trascorsi nel mezzo della campagna bavarese nella spigolosa "German Farmhouse", per poi dedicare a Patti Smith l'elegia finale di "When She Sang About Angels", sospesa tra un arpeggio e una carezza di violino: "When she sang about a boy, Kurt Cobain/ I thought what a shame it wasn't about Tom Verlaine".
Nel frattempo, vengono pubblicate anche le registrazioni casalinghe realizzate al tempo degli esordi da Forster e McLennan: 78 'Til 79: The Lost Album è una raccolta di bozzetti a bassa fedeltà (catturati da un registratore a due tracce) che permette di gettare uno sguardo alle origini dei Go-Betweens, sorprese nella loro più autentica essenzialità.

Nothing in my life is numbered
In my life nothing is planned
You might think you see purpose
When what you're seeing is a band
da "Too Much Of One Thing"

Una stanza inondata dalla luce del sole, una brezza lieve che filtra dalle finestre socchiuse: una di quelle mattinate primaverili in cui l'aria lambisce delicatamente la nostalgia nascosta nel cuore. È da un profumo di luminosa malinconia che sembrano sbocciare le note del secondo capitolo della reunion dei Go-Betweens, Bright Yellow Bright Orange:un titolo che richiama i colori della cameretta del figlio di Forster, i colori di un orizzonte carico di possibilità.
Il modo migliore per lasciarsi attrarre dalla strana magia racchiusa nelle oblique pop song di Bright Yellow Bright Orange è quello di abbandonarsi ai nuovi colori di Forster e McLennan senza paragonarli per forza con le tinte di ieri. Altrimenti, il contenuto del disco rischia di passare in secondo piano di fronte alla fatidica domanda: meglio i vecchi o i nuovi Go-Betweens? E allora, si sa, finirebbero per prevalere le risposte affettive.
A chi invece i Go-Betweens li ha scoperti proprio in occasione della loro rinascita tocca fare i conti soltanto con gli aromi byrdsiani dei loro acquerelli elettroacustici, capaci di mescolare Rem e Smiths con insospettabile freschezza.
Se il nuovo disco perde forse qualcosa in vivacità rispetto a The Friends Of Rachel Worth, sicuramente guadagna in compattezza: Forster, tornato finalmente a vivere in Australia, può lavorare di nuovo a stretto contatto con McLennan come un tempo. "Non si tratta più di provare per vedere che cosa succede", conferma. "Si tratta di comportarsi come una vera band nel pieno della propria attività". Così, in "Too Much Of One Thing" i due sperimentano per la prima volta nella loro carriera la scrittura a quattro mani, suddividendosi parole e musica invece di alternarsi come al solito nella composizione dei brani.

Per Forster e McLennan è naturale dare un seguito alla reunion di The Friends Of Rachel Worth:"Per noi era scontato che ci sarebbero stati altri album, è stato subito chiaro che il gruppo era tornato davvero, non per nostalgia o per zittire i rimpianti o per onorare un contratto", racconta Forster. E McLennan gli fa immediatamente eco: "E' come una magnifica vecchia auto che è stata chiusa in garage per anni; quando la riporti in strada e il motore ruggisce, vuoi solo continuare a guidarla".
Bright Yellow Bright Orange nasce tra Melbourne (in uno studio a pochi isolati di distanza da dove era stato registrato Send Me A Lullaby) e Sydney, alla fine dell'estate del 2002. Alla batteria, chiusa la parentesi della collaborazione con Janet Weiss, subentra Glenn Thompson, al fianco di Forster dai giorni della sua carriera solista. E, per la prima e unica volta nella storia dei Go-Betweens, sulla copertina dell'album non compare un'immagine della band, ma un disegno realizzato da un brillante proselito, Cameron Bird dei connazionali Architecture In Helsinki.
La ventata briosa di "Caroline And I" evoca nientemeno che la figura da rotocalco di Carolina di Monaco, per raccontare ancora una volta la parabola del trascorrere del tempo: "ha la mia stessa età e sono sempre stato attratto da lei", spiega Forster, "è come se le nostre fossero due vite parallele". Se in "Mrs. Morgan" fa soavemente capolino il fantasma della dolce Jane loureediana, a trascinare il disco è soprattutto la frizzante energia del gioiello power pop "Make Her Day". Così, dal retrogusto amarognolo di "Poison In The Walls" alle note di pianoforte della conclusiva "Unfinished Business", Bright Yellow Bright Orange suona come la piena conferma della splendida maturità di Forster e McLennan.

L'ultimo treno

What would you do if you turned around
And saw me beside you
Not in a dream but in a song?
Would you float like a phantom
Or would you sing along?
da "Finding You"

Mentre si trovano a Londra per un paio di concerti, organizzati in occasione della ristampa della vecchia discografia dei Go-Betweens, Forster e McLennan decidono di entrare in uno studio di registrazione per realizzare un singolo: la canzone si intitola "Here Comes A City" ed è una di quelle semplici magie capaci di conquistare fin al primo ascolto, come già era riuscito a "Make Her Day" in Bright Yellow Bright Orange. "Era così buona, così perfetta che l'ho amata immediatamente", ricorda Forster. Un'istantanea di viaggio fulminante ("Why do people who read Dostoevsky always look like Dostoevsky?"), che con il suo ritmo squadrato e le sue chitarre nervose meriterebbe una menzione d'onore nel manuale della pop song ideale.
Da "Here Comes A City" nasce così il nono album targato Go-Betweens, Oceans Apart, registrato negli studi Good Luck di Londra tra la fine del 2004 e l'inizio del 2005. Il titolo viene dal nome del bar in stile Florida dove Forster e McLennan erano soliti rifugiarsi durante le pause della lavorazione del disco. E sin dall'elegante bianco e nero della copertina si presenta come l'episodio più tenuemente malinconico della seconda fase della carriera del gruppo australiano.

Oceans ApartLasciarsi avvolgere dalle ombre soffuse di Oceans Apart è come ritrovarsi all'improvviso nel bel mezzo di una scena di "Donnie Darko", con i Church a fare da colonna sonora alla festa di Halloween di un gruppo di teenager sballati, mentre in televisione scorrono le immagini della sfida tra Bush sr. e Dukakis. La produzione di Mark Wallis, già a fianco dei Go-Betweens nel loro ultimo album prima della separazione, 16 Lovers Lane, rinuncia alle orchestrazioni sofisticate, lasciando da parte gli archi per privilegiare il suono di chitarre e tastiere, con qualche sporadica concessione alle ritmiche elettroniche.
Ma i Go-Betweens di Oceans Apart non sono soltanto un gruppo per nostalgici degli Eighties, anche se sul luccicare di ottoni di "Darlinghust Nights" Forster si lascia andare al ricordo della vita bohémienne di Sydney nei primi anni Ottanta. A tratti il romanticismo rischia di scivolare nella sdolcinatezza, ma ci pensa il Morrissey spezzacuori di "The Statue" a trasformare in infatuazione anche quella che potrebbe sembrare soltanto una svenevole languidezza. Un'unione tra Pet Shop Boys e Bob Dylan, l'ha definita qualcuno, ma McLennan preferisce immaginarla come un incontro tra Serge Gainsbourg e Ladytron...
Oceans Apart regala ai Go-Betweens uno dei pochi riconoscimenti "ufficiali" della loro carriera: la vittoria del premio come "Best Adult Contemporary Album" in occasione degli Australian Recording Industry Association Music Awards del 2005. E anche nella popolare serie tv "24" i produttori rendono un piccolo omaggio alla band, inserendo nella vicenda una società dall'eloquente nome "McLennan-Forster".

Nell'edizione limitata dell'album, il bonus disc allegato offre anche le versioni live di cinque vecchi brani della band, registrati nel 2004 in occasione di un concerto a Londra. Un antipasto a cui fa seguito, nel 2006, la più compiuta documentazione della seconda incarnazione dei Go-Betweens sul palco: That Striped Sunlight Sound, cd e Dvd dal vivo che raccoglie un concerto del 2005 al "Tivoli" di Brisbane. Un set che si apre con il solo McLennan a regalare la delicatezza acustica di "Black Mule", per poi farsi raggiungere da Forster in una versione di "Clouds" in cui fa capolino anche una citazione della dylaniana "Love Minus Zero/No Limit". Solo a quel punto entra in scena il resto della band, come a voler sottolineare che i veri Go-Betweens, in realtà, sono solo Forster e McLennan: ed ecco il passato di "Streets Of Your Town" tornare a materializzarsi, anche se la scaletta è piuttosto avara di classici (niente "Cattle And Cane" o "Bye Bye Pride", tanto per citarne un paio). Alla fine, un'ipnotica e torrenziale "Karen" tiene incollato il pubblico per oltre sette minuti, prima che il quartetto si rassegni a lasciare il palco.
È Forster stesso a spiegare il titolo del disco nelle liner notes: "Nel 1978, quando abbiamo pubblicato il nostro primo singolo, lo abbiamo dedicato allo "striped sunlight sound". Non è un manifesto. È una sensazione. Una sensazione che la nostra musica ci dava. È il sole che si impone sull'oscurità all'interno. Brisbane è questo per me. Sole e oscurità".
Il Dvd, poi, aggiunge al quadro una sessione acustica in cui Forster e McLennan imbracciano le loro chitarre per raccontare la storia dei Go-Betweens come in un pomeriggio tra amici, ripercorrendo i brani chiave della loro carriera a partire dalla giocosa "Lee Remick" del 1978.

David wrote in his goodbye note
"It's all different now"
And it is, there's much I'll miss as I go on
As I move on
da "From Ghost Town"

È il 6 maggio del 2006 quando un attacco di cuore stronca improvvisamente Grant McLennan nella sua casa di Brisbane. Ha quarantotto anni e la sua seconda giovinezza con i Go-Betweens sembra appena iniziata. "Sono rimasto paralizzato", ricorda Forster. "Non sapevo più che cosa significasse la musica".
Nel 2007, la Beggars Banquet, a coronamento della carriera dei due songwriter australiani, dà alle stampe "Intermission", splendida retrospettiva su doppio cd del meglio delle rispettive carriere soliste.
La scomparsa di McLennan pone prematuramente fine alla storia dei Go-Betweens, ma il disco solista realizzato nel 2008 da Robert Forster, "The Evangelist", suona come l'eco di una misteriosa vita post-mortem per la trentennale amicizia tra i due vecchi compagni d'avventura: ripartendo dalle venature malinconiche di Oceans Apart e utilizzando gli ultimi abbozzi lasciati da McLennan, Forster rende un tributo tutt'altro che nostalgico e retorico all'eredità di una delle band più acute e sensibili sopravvissute agli anni Ottanta.
"Demon Days", in particolare, è l'estremo lascito della collaborazione con McLennan, capace di accarezzare corde autunnali con una mesta serenità tutta eelsiana, fatta di sussurri che abbracciano archi e celesta. E nell'epilogo del disco, "From Ghost Town", il riflesso dell'amico scomparso si fa più palpabile e doloroso, con le note solitarie del pianoforte a sciogliersi nello struggimento del duetto con Adele Pickvance. "It's gone, yes yes yes, it's wrong/ And why should this be so, why why why, why why why?". La domanda riecheggia insistente su un'armonica acuta, come un grido che non accetta di spegnersi.

Come diceva sempre McLennan, non conta la musica che si apprezza con il cervello ma che non soddisfa il cuore. "Per essere toccato da una canzone ho bisogno di sentire che chi canta si sta rivolgendo esattamente a me", ripeteva deciso. Quella dei Go-Bewteens è sempre stata una musica fatta per parlare direttamente al cuore. La loro unica ambizione, per usare le parole di Forster, è stata sempre e solo quella di "fare grande musica, grande quanto la musica che ci ha ispirato". Gli bastano poche pennellate di colore per descriverla: "Il luccichio di una Fender. Accompagnato dal tocco di un basso pieno di groove e da una semplice batteria. Armonie e risolute canzoni pop. Leggere un libro sdraiati a letto vicino a una finestra nella luce del pomeriggio". Quando le ombre cominciano ad allungarsi, alla fine di una giornata luminosa, è l'ora di riprendere in mano un vecchio disco dei Go-Betweens. E di lasciarsi avvolgere ancora una volta da quelle inconfondibili strisce di suono assolato.

Lorenzo Righetto: Send Me A Lullaby, Before Hollywood, Spring Hill Fair, Liberty Belle, Tallulah, 16 Lovers Lane
Gabriele Benzing: The Friends Of Rachel Worth, Bright Yellow Bright Orange, Oceans Apart, That Striped Sunlight Sound

Go-Betweens

Una normalitÓ immortale

di Lorenzo Righetto e Gabriele Benzing

Mai abbastanza sulla cresta dell'onda per il pubblico inglese, troppo alternativi e sradicati per quello, conterraneo, d'Australia, i Go-Betweens hanno vissuto di luce riflessa la nascita (e la caduta) di diverse next big thing dell'uno e dell'altro paese, continuando a comporre i propri misconosciuti capolavori. Ecco la storia di una band troppo "normale"
Go-Betweens
Discografia
 Send Me A Lullaby (Missing Link / Rough Trade, 1982)

5,5

 Before Hollywood (Rough Trade, 1983)

6,5

 Spring Hill Fair (Sire, 1984)

6

 Liberty Belle And The Black Diamond Express (Truetone / Beggars Banquet, 1986)

7,5

 Tallulah (Truetone / Beggars Banquet, 1987)

6

16 Lovers Lane  (Mushroom / Beggars Banquet, 1988)

8

 Bellavista Terrace: Best Of The Go-Betweens (anthology, Beggars Banquet, 1999)  
 78 'Til 79: The Lost Album (Jet Set, 1999)  
The Friends Of Rachel Worth (Jet Set / Circus, 2000)

7,5

 Bright Yellow Bright Orange (Jet Set / Circus, 2002)

7

 Oceans Apart (Yep Roc, 2005)

7

 That Striped Sunlight Sound (live, Yep Roc, 2006)

6,5

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Recensioni

GO-BETWEENS

Oceans Apart

(2005 - Tuition)

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