Vladislav Delay

Vladislav Delay

Un caleidoscopio elettronico

intervista di Alberto Asquini


Ciao Sasu, allora questa è la tua prima intervista per OndaRock. In questo mese puoi trovare sul nostro portale un consistente articolo basato sulla tua carriera. Prima di tutto, ora come ora stai vivendo a Hailuoto, una piccola isola in Finlandia. Perché hai deciso di trasferirti là da Berlino.
Esistono diversi motivi, uno di questi è che iniziavo a sentire la mancanza di casa, della natura e della semplicità della vita e del popolo finlandese. Diciamo che, alla fin fine, mi ero anche abbastanza stufato di Berlino, dove ho vissuto per sette anni. E' da molto tempo che ero stanco di viverci, ma in realtà non sapevo bene dove andare.
Poi, da quando è nata mia figlia, il fatto che avessimo la necessità di trasferirci è diventato indubbio e abbiamo iniziato attivamente a cercare un nuovo posto in cui trasferirci.
Mentre stavamo pensando al luogo perfetto in cui spostarci e avevamo già in mente la Finlandia per questo, abbiamo visitato durante l'estate l'isola di Hailuoto e abbiamo immediatamente sentito che era il posto ideale per la nostra famiglia. L'isola, per noi, è letteralmente un piccolo paradiso. E' meravigliosa e selvaggia, colma di natura incontaminata e allo stesso tempo ricca di negozi, asili, scuole, poste, ed efficientemente collegata a internet. Inoltre è molto vicina alla terraferma (a otto chilometri per la precisione), e c'è un aeroporto piuttosto vicino da cui volare a Helsinki.
Abbiamo passato moltissimo tempo a cercare un posto per noi in Australia, Nuova Zelanda, negli Stati Uniti, in Italia o a Madeira. Desideravo un posto tutto per me, dove costruire una casa da usare come base per i miei continui spostamenti e con una qualità della vita alta per i periodi di riposo. Oltretutto, cercavo un luogo di grande ispirazione per il mio lavoro, che è fondamentale nella mia vita. A Berlino era diventato un problema. Mentre vivevo lì, infatti, non ero capace di concentrarmi e sentirmi connesso a me stesso o al lavoro a causa dell'enorme quantità di oggetti inutili attorno a me, che mi distraevano dal mio lavoro.
Il concetto di essenziale è diverso per ognuno di noi e chiunque ha bisogno di trovare uno spazio che funzioni per sé stesso. Fortunatamente, dopo un sacco di duro lavoro di ricerca, sono stato pienamente ripagato e ho trovato il posto perfetto per me.

Quando ho inziato ad ascoltare la tua musica ero un po' confuso dalla tua scelta di usare così tanti alias. Come mai questa decisione?
La ragione principale è che volevo differenziare i miei stili musicali, per dar loro un senso specifico. Esistono parecchi differenti generi e concept musicali che vorrei imboccare e ricondurli tutti a uno stesso nome, o a un paio di nomi, mi sembrerebbe piuttosto caotico e per niente conseguente.
Quando si tratta della mia musica, non amo molto mescolare idee e stili diversi. Per quanto concerne tutto questo, mi piace e stimo molto Frank Zappa, che è stato capace di amalgamare di tutto all'interno della sua musica. Lui stesso è stato per me d'immensa ispirazione, anche se allo stesso tempo non sarei capace di fare altrimenti e apprezzare un procedimento simile all'interno dei miei lavori.
Quindi se si tratta di ambient, dark, noise (Delay), o se stiamo stiamo parlando di qualcosa sul genere della club music (Uusitalo, Sistol), o nel caso di vocal house (Luomo), oppure di noise-jazz (Quartet), o di pop (Agf/Delay), o di qualsiasi altra cosa, per me ha senso separare i differenti settori almeno attraverso l'uso di nomi diversi.
Inoltre faccio questo anche per il pubblico, visto che spesso la gente non è molto aperta rispetto all'ascolto di generi musicali totalmente distinti. Almeno in questo caso ci sono titoli, nomi o quant'altro che gli ascoltatori possano ricercare e seguire, scegliendo quelli che preferiscono maggiormente. Per esempio ci sono poche persone a cui piacciono sia le produzioni di Delay che quelle di Luomo, e ciò è abbastanza indicativo.

Durante questi tuoi dieci anni di attività probabilmente il tuo moniker più importante è Vladislav Delay. E certamente è il più difficile da capire e da ascoltare. "Ele" era ancora un frutto acerbo, seppur molto interessante, "Mutila" un enorme successo. Cosa ricordi di quel periodo e cosa rappresenta e ha rappresentato la relase di "Mutila" per te.
Sfortunatamente il periodo in questione è stato piuttosto oscuro e non molto positivo. A quei tempi avevo un grosso problema con la droga e ne stavo risentendo molto proprio nel periodo in cui ho composto "Mutila". Per fortuna la musica è sempre stata lì a sfidarmi, e ciò ha avuto più importanza di tutto il resto. Sono trascorsi diversi anni e io non tendo a rievocarli più di tanto, e non desidero nemmeno farlo. Ma allo stesso tempo ho tentato di spingermi il più possibile a uscire da tutto quel disastro e a cercare il mio linguaggio e la mia identità musicale, a imparare a usare le attrezzature elettroniche e tutto il resto, cosa che era totalmente nuova per me, che ero solito passare dalle percussioni all'elettronica e viceversa.
Insomma, è stato un periodo transazionale, un periodo di insegnamenti.

Come ti sei sentito nel pubblicare "Anima"? Io penso sia molto difficile inquadrare "Anima" negli anni Zero. Non è house-music, non è glitch o Idm, ma nemmeno trip-hop o ambient-dub, ma in un certo senso la sintesi di questi generi. E come mai avevi scelto di pubblicare "Anima" a nome Vladislav Delay e non Luomo, al quale forse è più vicina da un punto di vista musicale?
Anche "Anima" è stato composto durante il periodo in cui mi stavo perdendo, forse ancor di più che "Mutila". Non mi ha particolarmente aiutato il fatto che iniziassi ad avere un nome, concerti in giro per il mondo, e quantaltro. "Anima", comunque, per me è stato fin da subito un album da Vladislav Delay. Il materiale composto sotto Luomo si è sempre basato e si basa a tuttora soprattutto sui vocals.
Il progetto di Vladislav Delay per me non è legato a un genere musicale in particolare, anche se forse "Mutila", e adesso "Vantaa", rappresentano al meglio che cosa sono per me quei suoni e quel progetto. Al di là di ciò, però, è sempre stato un progetto atto alla ricerca di nuove musicalità, nuovi modi di fare musica, ascoltare, sfidarmi e farmi delle domande sulla musica.
"Anima" è stato un album basato su un forte concettualismo. Avevo appena acquistato il mio primo computer e con quello potevo campionare di tutto. Ci è voluto un intero film chiamato "HurlyBurly", che rappresenta molto bene anche il mio attuale stato d'animo, per dare vita ad "Anima". Ho iniziato a suonare sopra questo film quasi del tutto privo di suoni, in cui erano presenti solo dialoghi. Successivamente l'ho rifatto sette o otto volte per tutta la lunghezza del film, e da lì è nato l'album.

Nello stesso periodo avevi pubbblicato diverse cose a nome Luomo e Uusitalo. "Vocalcity" è forse l'album per me più sensuale di sempre. Alcuni giornalisti descrivono i tuoi lavori a nome Luomo come microhouse, sei d'accordo. E raccontaci come hai vissuto il successo di "Tessio" (e il relativo interesse della Bmg).
Microhouse o no, quello è solo uno dei nomi che i giornalisti e le etichette hanno provato a usare per vendere la loro musica. La fama e il successo per me sono armi a doppio taglio.
Ho sempre amato la pop music e in parte amo anche il suo successo, quando è connesso alla stessa musica. Ma molto spesso quando hai successo in campo musicale i tuoi pezzi non centrano più, e quando si tratta del personaggio, e non del contenuto, non me la sento di averci più nulla a che fare. Dopo "Tessio" e "Vocalcity" ho fatto molta fatica a ritrovarmi proprio in quella situazione. Parte di me ha voluto e vorrebbe vivere di musica e a quel tempo con la Bmg tutto questo sembrava assolutamente possibile. Ma non ho realizzato immediatamente che cosa ci sarebbe voluto, e, cosa ancor più importante, quanto non sarei stato capace di aver a che fare con tutto quello che ci sarebbe voluto.
Oltretutto, provenendo da una scuola underground ultra hardcore come la Basic Channel e da tutte le altre etichette, per me era molto difficile immaginarmi sulle copertine degli album o in generale in un'aura di successo, e tentavo di sottrarmene più che potevo. In confronto ai giorni nostri, con tutti quei giovani produttori, la maggior parte dei quali bramosi di vendersi, di trovare i giusti manager e modelli di business da seguire, è come parlare del giorno e della notte. Questi ragazzini dimostrano che cosa si debba fare per sfondare, e tutto questo non ha nulla a che fare con me.
Insomma, è stato molto interessante, e per certi versi, una sfida. Di sicuro ho fatto moltissimi errori ma adesso posso tranquillamente riderci sopra. E' abbastanza umiliante pensare a come tutte quelle controversie non inerenti alla musica abbiano toccato il mio mondo e come mi abbiano incattivito e obbligato a proteggermi e a evitare praticamente qualunque cosa.
La questione principale era che non mi ritenevo soddisfatto del disco che ha reso tutto quanto possibile, è stato proprio come hai detto di "Ele", una specie di inizio promettente, o qualcosa del genere. Per me Luomo non c'entra con "Vocalcity", e lo dico onestamente dopo circa dieci anni. Gli album successivi a "Vocalcity" si sono avvicinati molto di più a ciò che avevo in mente dall'inizio rispetto alle sonorità del progetto. Molta gente non lo accetta e alcuni iniziano ancora le loro recensioni dicendo, dopo dieci anni, che il mio nuovo album non somiglia a "Vocalcity". Ma come ho già detto ciò è abbastanza comune rispetto al pubblico e devo conviverci, e ovviamente lo sto già adesso facendo.

Il tuo akaUusitalo è un po' una via di mezzo tra le sperimentazioni a nome Delay e quelle più pop a nome Luomo. Sei d'accordo o pensi qualcosa di completamente diverso?

La penso allo stesso modo. Dopo il primo album realizzato sotto l'alias di Luomo mi ha inizato a piacere l'idea di comporre qualcosa di ritmico, qualcosa da "club". Ma non volevo. Utilizzare delle voci e desideravo creare dei brani maggiormente sperimentali. Ciò è venuto da sé naturalmente nei progetti Luomo e Delay.

Negli ultimi dieci anni la direzione nel suono-Delay è mutata. "Whistleblower" e più di tutti "Tummaa" sono lavori intimamente differenti dalle prime produzioni. Il tuo approccio sembra qui maggiormente orientato all'improvvisazione. "Vantaa" segue questa direzione?
Penso che "Vantaa" non segua più di tanto la direzione che ho seguito negli altri album precedenti. "Tummaa", specialmente, è stato per me un nuovo punto di inizio, nel senso che desideravo già da tempo realizzare qualcosa di acustico e perfezionare nuovi suoni e stili, e in una successiva visione più amplia proprio quell'album mi ha permesso di decidere di partire col progetto Quartet, in modo da potermi concentrare pienamente sulle influenze jazz, acustiche, sull'improvvisazione, sul gioco con altri musicisti, ecc. E con Quartet già impostato, mi posso concentrare pienamente su un versante più elettronico attraverso il progetto Vladislav Delay. Quindi, in breve, "Tumma" ha permesso e introdotto il Vladislav Delay Quartet. Dopo tutto ciò mi sono di nuovo spostato verso uno stile maggiormente elettronico con Vladislav Delay, e ciò, a mio parere, è abbastaza evidente in un disco come "Vantaa". Ma, come ho già detto in precedenza, il progetto Vladislav Delay rappresenta più di un solo tipo di sonorità o uno stile in particolare. Sta a me trovare le possibili modalità di espressione.

In riferimento alla domanda precedente, l'improvvisazione è una delle maggiori caratteristiche del jazz, di cui so tu essere un grande fan. Hai iniziato a suonare come batterista, pensi che questa influenza stia tornando in voga per te? Il debutto come Quartet, "Tummaa" o le collaborazione come Moritz Von Oswald Trio potrebbero suggerire ciò.

Certo, la sua influenza l'ho sempre sentita molto durante tutti questi anni ma adesso col Vladislav Delay Quartet e con il Moritz Von Oswald Trio lavoro con un set di strumenti che posso percuotere e suonare sul momento, senza bisogno di componenti elettronici o computer. Lo adoro. E' anche un ottimo modo di bilanciare pezzi molto elettronici o pop. Sono, inoltre, molto felice di aver ricominciato a suonare le percussioni dopo così tanti anni, di averci "fatto pace" dopo aver radicalmente smesso di lavorarci molto tempo fa, quando iniziavo a sentirmi frustrato dal jazz e dalle sue limitazioni pratiche.
Immaginavo che sarei diventato un batterista jazz e poi, un giorno, mi sono reso conto di come il jazz dei giorni nostri sia una sorta di barzelletta e di com'ero rimasto intrappolato nel vuoto assoluto ad ascoltare e suonare vecchi album. Ciò che viene suonato al posto attualmente, nel mondo reale, è un totale orrore, un cocktail jazz tra il banale e qualche strana forma di venerazione, il tutto per niente a che fare con nessuna forma di creatività. Il jazz era ed è praticamente morto. Mi ha fatto molto male realizzarlo e dover sopprimere il mio sogno d'infanzia. Ho investito un'incredibile quantità di tempo e impegno a imparare le percussioni e a studiarmi lo stile del jazz, e alla fin fine mi è sembrato che tutto fosse stato inutile. Adesso, dopo così tanti anni, posso averne una visione maggiormente positiva, ma sto ancora tentando di disimparare tutto ciò che ho appreso un sacco di tempo fa.

Quali sono le differenze d'approccio nel comprorre tra Delay e Luomo? E quali software preferisci utilizzare nelle tue sessioni?

Solitamente uso di base la stessa attrezzatura che ho allo studio per tutti i miei lavori. Però utilizzo gli strumenti in modi molto diversi per ogni singolo progetto. Mi ritengo fortunato a lavorare da parecchio e ad aver accumulato un piccolo ma idoneo set di strumentazione con cui mi trovo bene. E' più che altro un insieme di hardware e dispositivi analogici. Mi servo di un piccolo insieme di sintetizzatori e diversi microfoni per registrare qualsiasi suono che poi posso elaborare successivamente.
Sto diventando sempre più stufo del suono "elettronico" e del modo in cui dalla produzione al contenuto questo si sviluppa. Solitamente è fin troppo omogeneo e generico, principalmente perché ormai chiunque usa le stesse attrezzature e tenta di assomigliare il più possibile a questo o quell'artista. Ho paura di far parte in prima persona dello stesso crimine e sto tentando in primis di concepirlo, e in secondo luogo di cambiare questo fenomeno. Il problema principale sono i pochi strumenti che tutti stanno usando, cioè quelli forniti da Ableton Live, che credo sia la maledizione e la peggior cosa che sia accaduta alla musica da molto tempo, ma che al tempo stesso è una benedizione, visto che senza di esso milioni di ragazzini non avrebbero potuto far musica.
Ma da crudele persona che sono, spero ancora che quei milioni di ragazzini non possano fare della musica così facilmente, ma che piuttosto abbiano da imparare qualcosa, investirci qualcosa, combattere per essa, desiderarla. Ormai nessuno fa più vera musica ai giorni nostri, è come un servizio fast-food atto a produrre musica "abbastanza decente", senza alcun impegno, alcun rischio.

Negli ultimi dieci anni hai suonato in tutto il mondo in un sacco di concerti. Io ti vidi a Bologna, a fine gennaio nel 2010. E fui davvero sorpreso dalla maleducazione del pubblico italiano, tra chiacchericci e altro. Quali sono le differenze tra le audience dei vari stati?
Non sono sempre così sgarbati in Italia. La questione principale è che se non ti presenti con un'attitudine punk e suoni qualcosa che faccia urlare la gente non fai nulla di che, anche se stiamo parlando di pezzi sperimentali o roba da club. Tutto ciò che vedo in giro di questi tempi nell'ambito del far emozionare la gente implica trucchetti da quattro soldi, bombardamenti di rumore e fare abbastanza casino, cose che fanno impazzire la gente. Fondamentalmente se si tratta di musica più delicata, coloro che stanno all'interno del circuito dell'elettronica non sembrano andarne matti. Ciò ci dice molto del mondo in cui vivamo e del suo rapporto con la musica. La gente è frustrata, intontita e ha la continua necessità di provare qualcosa in più.
Il pubblico può cambiare molto e in modo imprevedibile. L'Italia è stata per me un'isola felice per molto tempo, ma negli scorsi anni ho percepito una certa sensazione di frustrazione e il bisogno di qualcosa che non potevo e non volevo esprimere. Credo che dipenda dalle nuove generazioni, che hanno bisogni totalmente diversi rispetto a quella precedente, che seguiva i miei concerti. Ma forse il prossimo show in Italia potrebbe avere ancora quella magnifica aura, chi lo sa. E' qualcosa che non puoi affermare, così come non puoi dire che i concerti in Francia siano sempre pessimi (anche se per me lo sono il più delle volte, e per ragioni che non conosco). In Giappone va sempre molto bene, questa è l'unica cosa che posso affermare.

Ultima domanda per te, Sasu. Hai suonato moltissima musica. Dieci anni dopo, puoi dirci quale è l'aka che ti ha reso più fiero e soddisfatto di quel che hai fatto?
Vladislav Delay. Fondamentalmente sono io. Tutto il resto sono esercizi, sfide, progetti, esperimenti. Altro.

Si ringraziano Giulia Onorato e Danilo Cardillo

Discografia
 VLADISLAV DELAY  
   
 Ele (Sigma Editions, 1999)

6,5


Mutila (Chain Reaction, 2000) 8,5

Entain (Mille Plateaux, 2000))8
Anima(Mille Plateaux, 2001)8,5
 Naima(Staubgold, 2002)5
 Demo(n) Tracks(Huume, 2004) 6
 The Four Quarters(Huume, 2005)
7
 Whistleblower(Huume, 2007) 7,5
 Tummaa(Leaf, 2009) 7,5

Vantaa(raster-noton, 2011) 8
 Kuopio (raster-noton, 2012) 9
Visa (Ripatti, 2014)   8
   
 LUOMO 
   

Vocalcity (Force Tracks, 2000)

8


The Present Lover (Force Tracks, 2003)

7,5

 Paper Tigers (Huume, 2006)6
 Convivial (Huume, 2008)

6,5

 Plus (Moodmusic, 2011)

7

   
 UUSITALO
 
   
 Vapaa Murari Live (Force Inc, 2000) 6,5 
 Tulenkantaja (Huume, 2006)
Kurhunainen (Huume, 2007)7,5
   
 SISTOL 
   
 Sistol (Phantalo, 1999)
 On The Bright Side (Halo Cyan Records, 2010) 7,5
 Remasters & Remakes (Halo Cyan Records, 2010)7
   
 AGF/DELAY 
   
Explode (Agf Producktions, 2005)8
Symptoms (BPitch Control, 2009)7,5
   
 THE DOLLS  
   
The Dolls (Huume, 2005)7,5
   
  VLADISLAV DELAY QUARTET  
   
 Debut (Honest Jon's, 2011) 7
   
 MORITZ VON OSWALD TRIO  
   
Vertical Ascent (Honest Jon's, 2009)

7,5

 Live In New York (live, Honest Jon's, 2010) 
Horizontal Structures (Honest Jon's, 2011)7,5
 Fetch(live, Honest Jon's, 2012) 
   
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